La bella e la bestia

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La bella e la bestia. Le infinite gravidanze di sé

di Mariagrazia Napolitano

Minotauro guidato da una bambina-1934-Picasso
Picasso 1934 – Il minotauro cieco guidato da una bambina

Disabili.
Siamo abituati a pensare che il divenire umano proceda secondo un ordine lineare di senso che fa corrispondere la nostra crescita con il crescere degli studi, della conoscenza, dell’esperienza.
Tutte le battute d’arresto, i ripiegamenti, gli slanci in avanti, i cambi di passo, di direzione e le infinite stranezze che manifestiamo nel corso della vita vengono guardati con sospetto e archiviati fra le cose senza senso.
La complessità della vita quindi non riesce a rendersi visibile e a parlarci come ha fatto l’Angelo della Vita con Maria di Nazareth. In sua presenza rimaniamo ciechi e sordi. Disabili.
Non è stato così per Maria di Nazareth, una vergine, che seppe vedere l’invisibile, il Messaggero della Vita, e udirne le Parole, tanto da rispondergli Sì.
In questi tre atti (vedere l’invisibile – udire l’inaudito – rispondere in lingua mistica) si condensa il mistero dell’Annunciazione della più grande rivoluzione ontologica e simbolica dell’Umanità.
Una rivoluzione che l’Umanità non è riuscita mai a portare a termine attaccata come è alla superficie del senso e alla sua letteralizzazione.
L’Opera di Maria è stata ridotta alla sua funzione di madre procreatrice.
In Lei non si vede la Madre Creatrice.
La Generatrice di un ordine di vita che suo figlio ha incarnato in parole e opere.
Un ordine di vita vera a cui si ha accesso solo quando si muore alla mistificazione della vita a cui siamo educati nel crescere.

Un passaggio di stato, diremmo in chimica fisica, da un livello di vita che ci vede agire e pensare come ominidi ad un livello di vita superiore, in cui Essere Donne e Uomini. Un vero e proprio salto quantico, diremmo nella fisica atomica, a cui arrivare non attraverso uno sforzo di crescita continuo e lineare, ma attraverso un potenziamento d’essere che passa per la morte.
Amare e baciare la bestia.
Bisognerebbe amarla e baciarla la Bestia, direbbe Maria Bucci.

Picasso-1933-Minotaure et nu (Le Viol)
Picasso 1933 – Minotauro nudo

Sì, bisognerebbe amare e baciare la morte, aggiungerei io con la mia esperienza.
Oh morte preziosa! farebbe eco la Creatrice dell’ordine redentorista, per indicare il passaggio alla resurrezione umana.
Sì, al nostro ordine di vita costruito sull’educare, sull’addomesticare ciò che è innato, sul negare ciò che non rientra nell’ordine costituito, sul separare il bene dal male, sul mistificare la realtà… servirebbe morire… Servirebbe passare attraverso la morte, l’unico canale da parto che la Vita ci concede per venire alla Luce.
Venire alla Luce non è come venire al mondo.
Veniamo al mondo attraverso il grembo di una madre.
Veniamo alla Luce facendoci grembo di noi stessi.
La vita divina è qui e ci abita dentro.
Se solo troviamo il passaggio, l’unico, che ci permette di accedervi.
Ma la morte fa paura.
Anche solo a nominarla, figuriamoci a pensarla …
Può solo accadere, quando si arriva al punto in cui le forze cedono, l’edificio su cui ci siamo edificate crolla e non c’è più nulla da perdere. Ecco, questo è l’ultimo passaggio: non avere più nulla da perdere. Questo l’inizio di una libertà sconosciuta. Quando giungiamo al limite estremo di questa verità ci abbandoniamo alla morte, pronunciando l’unico Sì che ci permetterà di prendere il volo e di sfuggire alla forza di attrazione gravitazionale esercitata dalla vita umana. Bisogna amarla la bestia, dirle “Sì”, perché il miracolo si compia. E vedremmo non la morte, ma la Vita prenderci per mano e condurci sulla retta via. Quella della vita vera.

La vergine
E’ stata una vergine ad affidarsi alla sua competenza innata. E’ stata Lei ad accettare di rimanere incinta della sua Singolarità. Si è fatta grembo del suo concepimento e l’ha messo al mondo. E’ stata una Vergine a fare della sua esperienza mistica: Opera. Politica. Lei ha fatto la più grande rivoluzione che l’Umanità potesse concepire.Rendersi gravida di Sé. Dalla sua gravidanza creatrice hanno preso vita la Via e il Verbo. Proprio come diceva Suo Figlio che le incarnava.

Picasso 1934 – Il Minotauro

Il Magistero di Maria.
L’Opera di Maria è un Magistero Naturale di vita. L’Umanità ne ha fatto una costruzione culturale religiosa del Padre. Distorcendone e mistificandone natura e senso.
E’ bastata questa distorsione di senso per condannare l’Umanità a restare al livello di vita umanoide.
Esercitati a guardare il reale con lenti che si fermano alla superficie delle cose e alla luce delle conquiste umane siamo incapaci di inoltrarci nel reale che ci abita dentro. Non abbiamo strumenti per scendere al di sotto della corteccia umana ed esplorarne la profondità.
Gli scienziati si sono serviti della potenza dei terremoti per ricavarne, dalle onde d’urto, la profondità. Due sole piste rivolgono lo sguardo alla vita che ci abita dentro: la pista religiosa che conduce all’anima e la pista psicanalitica che conduce alla psiche.

Epistemologie entrambe difettose perché viziate alla radice dalla ricerca del peccato o della malattia.
Solo la mistica al momento sembra dotata di una vision capace di inoltrarsi fino alla massima profondità dell’essere umano per metterlo in presenza dell’Essere. Ecco qui il suo peccato originario. L’Essere che ci porta a contemplare è solo il riflesso di un Essere che ci abita fuori, addirittura nell’alto dei cieli. Un vecchio senex. E’ possibile che quel riflesso divino venga raggiunto in tarda età nel divenire maschile e che comporti la crocefissione del figlio divino.
Ma questa narrazione spirituale e ontologica è parziale ed è di parte.
La Matrice Divina che ci costituisce non può essere Padre Figlio nel divenire di una donna, anche se tutte ci siamo adeguate distorcendo la nostra natura ontologica. Ma è necessario ormai prendere atto che la Matrice divina che fa della donna un Essere divino, la Creatrice, non può che essere Madre Figlia.
Questo è ciò che rivela la mia esperienza ontologica e la lunga pratica di mistica e politica generata da donne in ricerca di sé.
La lunga pratica di ricerca di alcune avanguardie femminili ha permesso di rendere visibile e tangibile a livello simbolico l’esistenza di una matrice creatrice, madre figlia, capace di generare senso.
E’ nell’esperienza mistica di Maria Celeste Crostarosa che si rivela la natura dell’opera creatrice.
L’Opera è di natura divina e procede secondo l’ordine naturale della gravidanza femminile.
A rivelarlo è il Dio della Crostarosa, una Madre divina, a giudicare dalla competenza che genera questa differente vision della Creazione.
La Creazione, dice la cultura cristiana, è opera di Dio e si svolge in soli sette giorni.
Il Dio della Crostarosa rivoluziona questa narrazione e offre una vision che aderisce al metodo che usa Madre Natura per generare e rigenerare nuova vita.
E’ la scoperta di una nuova Luce.
Alla Luce della Gravidanza Creatrice è possibile ora guardare le infinite gravidanze di Sé che rivelano di quanti passaggi di vita è fatta l’Opera che ci rende Creatrici e Creatori.

Picasso 1904 – La Celestina

A partire da sè
La mia prima gravidanza di me è terminata intorno ai sette anni, quando mi sono chiesta “perché non vedono che sono grande?”
Cosa era cambiato nella mia prima vita? Ero uscita dal grembo di mia madre.
Ero stata immersa in quei primi sette anni in un totale contatto d’amore con mia madre, fino alla sera in cui la sentii ridere di me con la sua amica intima. No, non rise di me in senso stretto, ma fu come se lo fosse perché rise del mio amore per lei.
Fu un tradimento che ha segnato per sempre la mia relazione con lei.
Con lei chiusi e da quel momento scomparii a me stessa.
Vivo da allora senza ricordi di me.
Evidentemente sono finita sottoterra, sepolta viva dalla mia negazione di me.
Io ero amore.
Ridere di ciò che ero mi ha portata a sotterrare la radice di me.
La mia prima radice, l’origine del mio essere.
E non ho saputo più niente di me.
E’ così che si può perdere la propria radice ontologica.
E con lei la possibilità di divenire pienamente fino ad Essere Colei che E’.