Società matriarcali, società di pace – Rosanna Fiocchetto

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di Rosanna Fiochetto

All’incontro “Società matriarcali, società di pace”, organizzato il 6 giugno 2006 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, sono intervenute la filosofa, etnologa e storica tedesca Heide Gottner-Abendroth, l’antropologa dell’università di Pennsylvania Peggy Reeves Sanday e Barbara Mann, irochese, insegnante all’università di Toledo, Ohio.

Le conferenziere sono state introdotte da Geneviève Vaughan, autrice del libro Per-donare. Una critica femminista dello scambio, e curatrice dell’ultimo numero della rivista “Athanor”, intitolato Il Dono, la quale ha ricordato come i recenti convegni internazionali di studi matriarcali tenuti in Lussemburgo e negli Stati Uniti abbiano infranto il muro di silenzio sul matriarcato, risvegliando l’interesse per una fase storica – che è anche una realtà tuttora esistente in molte parti del mondo – cancellata dalla cultura patriarcale, oppure erroneamente considerata come una sorta di “immagine speculare” del patriarcato.

Barbara Mann, portando nella sala dibattiti della Casa Internazionale delle Donne il tradizionale saluto del suo popolo di origine “Siete forti e sono felice di vedervi”, ha parlato dei concetti di base della cultura matriarcale irochese nel Woodland, i territori boschivi a est del fiume Mississippi dove sono sorti la maggior parte dei matriarcati americani. Nelle culture Woodland il numero di base è il due ed è ben visibile nei simboli, al contrario delle culture europee in cui il numero di base occultato nel sistema simbolico è l’uno. Nelle culture europee infatti abbiamo un dio, un’anima, una vita, un amore; quando ce ne sono due, sono visti in competizione e l’altro è il nemico, il diavolo.

Invece nelle culture matriarcali Woodland non c’è uno senza due, secondo un principio
di gemellaggio che parte dalle direzioni del cielo per arrivare ai concetti terreni di due metà che si scambiano cose uguali in modo interattivo, fondando un sistema ugualitario e paritario in tutte le sue articolazioni sociali ed economiche. Mann ha proiettato su grande schermo
i suggestivi tracciati planimetrici degli insediamenti sacri irochesi, le cui forme simboliche complete sono visibili solo dal cielo, in corrispondenza con la tradizione locale secondo la quale coloro che hanno costruito questi simboli sapevano volare.

Di grande interesse anche il contributo di Peggy Reeves Sanday, che ha vissuto per vent’anni in Indonesia, Sumatra occidentale, studiando la società matriarcale Minangkabau, composta da 4 milioni di persone. Le donne, non la famiglia, costituiscono il nucleo di questa società. Sanday ne ha esemplificato la struttura attraverso la figura dell’antenata mitica Bundo Kanduang, definita “la farfalla, colei che possiede la chiave del baule dei vestiti e della scatola dei tesori (cioè dirige il sistema economico), che è il centro dove i fili della rete si incontrano (cioè il perno delle relazioni sociali intessute dalle cerimonie), che è l’eleganza, la sovrana nella sua  dignità, colei che è grandemente onorata, quella alla quale portiamo tutti i nostri problemi, quella che riceve i nostri desideri quando moriamo”.

Bundo Kanduang non è una dea madre ma è sacra; è tutte le donne, e tutte le donne dopo una certa età prendono il suo nome, che significa “dello stesso utero”.

E quando una donna viene in visita in casa, la donna più anziana dice:

“Ho visto una farfalla ieri, sapevo che arrivavi”, una frase che è il simbolo del legame tra donne.
Davvero affascinanti, anche per le fotografie proiettate, i resoconti da Sumatra della lunga ricerca “sul campo” di Sanday, ora di partenza per la Turchia dove intende studiare le notevoli e misteriose somiglianze tra Bundo Kanduang e la dea madre frigia Cibele.

Heide Gottner-Abendroth ha concluso l’incontro con una sintesi della fisionomia delle società matriarcali di tutto il mondo ancora esistenti, che studia da 25 anni e che ha analizzato in vari libri. Ha sottolineato che queste società sono ugualitarie ed esenti da dominazione.

Le differenze tra generi sessuali e generazioni sono rispettate, ma non costituiscono gerarchia come nel patriarcato e sono interdipendenti a tutti i livelli della società, dalla cultura alla politica, perché si presta molta attenzione a costituire sempre un equilibrio. A livello economico i matriarcati sono società prevalentemente, ma non esclusivamente agricole. In genere i beni circolano come regali mediante uno “scambio cosciente”, e questo sistema evita che essi vengano accumulati da persone o da gruppi speciali. In questo sistema, in cui si punta ad una perfetta reciprocità, ogni acquisto di beni viene mediato da direttive sociali.

Ad esempio, i clan più ricchi invitano tutti i loro vicini e regalano la loro ricchezza, non guadagnando niente altro che onore; e anche gli altri lo fanno. L’economia matriarcale si può chiamare in realtà “economia del dono”, proprio nel senso in cui l’ha formulata Geneviève
Vaughan nel suo studio; è “una società di reciprocità economica basata sulla circolazione dei doni”. A livello sociale le società matriarcali sono basate sui clan.

La maternità è altamente rispettata, non esistono nemmeno concettualmente problemi di nascite illegittime o di aborti e le persone vivono insieme in grandi gruppi di parentela in linea femminile materna (i nomi e i beni vengono tramandati in linea materna).

Il “matriclan” abita nella casa della madre (matrilocalità), che non viene mai lasciata.

I diversi matriclan sono collegati l’un l’altro con strutture di matrimonio, che non è un matrimonio fra individui, ma un matrimonio comune, collettivo (bonding), una forma di legame e aiuto reciproco. Ognuno è imparentato con tutti gli altri nel clan: un legame costruito intenzionalmente per creare legami di pace. Si tratta quindi di “una società di parentela matrilineare non gerarchica e orizzontale”. La pratica politica segue il principio del consenso, che significa unanimità in ogni decisione. Ognuno ha un solo voto nelle discussioni, e nessuno è escluso. I delegati di ogni casa clan si incontrano nel consiglio del villaggio con lo stesso sistema. Nessuna decisione riguardante il villaggio può essere presa senza il consenso di tutte le case clan, e i delegati si limitano a comunicarla. Lo stesso avviene a livello regionale.

Quindi la fonte di tutta la politica è costituita dalle case dei clan dove le persone vivono, è democrazia dalle radici che forma una “società di consenso e ugualitaria”.
Ma questo sistema non funzionerebbe senza la sua dimensione spirituale.

Tutto il mondo è considerato “divina”, cioè divino femminino. Queste società sono società sacre come lo è la natura, e amare la natura e vivere in pace con essa assicura il proprio benessere. Dunque si tratta di “società sacre e culture del divino femminino come fonte di ogni cosa”.
Nell’ambito di questa spiritualità, la vita può essere organizzata sui bisogni, ed essere non violenta e umana.