La trama e l’ordito: i fili nascosti della vita di Virgilia D’Andrea

Conosciamo la trama della vita di Virgilia D’Andrea: la poetessa, l’anarchica, la femminista, l’antifascista, la conferenziera, la donna perseguitata dal fascismo, incarcerata ed esule, morta a New York nel 1933 ma, come spesso accade, conosciamo molto meno l’ordito, ciò che sta alla base di quella trama e che inevitabilmente finisce per condizionarla.

È proprio da questa metafora della tessitura che prende forma Virgilia D’Andrea. La trama e l’ordito di Brunella Campea, pubblicato da Galzerano Editore: un saggio breve, ma capace di offrire una prospettiva nuova sulla vita di una figura straordinaria del Novecento.

L’ordito di Virgilia D’Andrea è innanzitutto un ordito di dolore. Nata a Sulmona nel 1888, perde la madre a undici anni e, appena un anno dopo, perde anche il padre, ucciso insieme a un suo fratello; viene, quindi, mandata in un collegio di suore.
È su questo terreno segnato dalla perdita e dalla tragedia che comincia a tessersi la trama della donna che tutti conosciamo.

Brunella Campea va alla ricerca di quei fili rimasti nell’ombra attraverso documenti conservati negli Archivi di Stato di Sulmona, L’Aquila e Rieti e nell’Archivio di Stato Civile del Comune di Sulmona. Una ricerca, la sua, che porta alla luce vicende familiari e particolari biografici poco conosciuti, ma essenziali per comprendere la formazione e la personalità di Virgilia D’Andrea.
È questo il valore più significativo del saggio: non aggiungere semplicemente nuove informazioni a una biografia già nota, ma restituire profondità a una figura che rischiava di essere conosciuta soprattutto attraverso il suo ruolo pubblico.

La trama della sua esistenza – la poesia, l’anarchismo, il femminismo, l’antifascismo, le conferenze, il carcere e l’esilio – acquista così un significato più ampio: le scelte e le battaglie della donna pubblica si sviluppano su un ordito fatto di esperienze, affetti, perdite e circostanze personali.
La trama non può essere compresa senza l’ordito: il merito di Brunella Campea è dunque quello di aver ricucito ciò che il tempo aveva separato: la vicenda privata e quella pubblica.
Alla fine, ciò che emerge è una figura ancora più complessa: la bambina segnata dalle tragedie familiari e la donna che farà della libertà una scelta di vita non sono due storie diverse: sono ordito e trama dello stesso tessuto.

In questo senso, Virgilia D’Andrea. La trama e l’ordito va oltre il racconto di una singola vicenda biografica. Il suo valore è innanzitutto culturale e civile: recuperare documenti, ricostruire una storia e riportare alla luce ciò che rischiava di essere dimenticato significa contribuire alla conservazione di una memoria collettiva.
Il lavoro di Brunella Campea restituisce a Virgilia D’Andrea una dimensione più completa e, nello stesso tempo, offre al lettore la possibilità di riscoprire una figura centrale della cultura libertaria, dell’emancipazione femminile e dell’antifascismo italiano.
È questo che rende il saggio importante: non soltanto raccontare una storia, ma sottrarla all’oblio.
La memoria ha bisogno di ricerca, di documenti e di nuove domande e quando un libro riesce a riportare alla luce fili dimenticati e a ricomporli in un tessuto di conoscenza, svolge una funzione che va ben oltre quella editoriale: diventa uno strumento di cultura.

Rosa Pierro
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