“Nel regno delle donne”: una rassegna di documentari sulle società matriarcali – Stefania Renda

Di recente sul canale culturale franco-tedesco ARTE è stata trasmessa una rassegna di documentari intitolata “Nel regno delle donne” (“Terres de femmes” è il titolo originale), di cui quattro episodi su cinque sono attualmente disponibili online (https://www.arte.tv/it/videos/RC-020471/nel-regno-delle-donne/).

In questi documentari vengono raccontate le storie di donne e uomini che vivono in alcune società matriarcali ancora esistenti in varie parti del pianeta. Nella presentazione della rassegna leggiamo:

“I nemici non sono gli uomini. Il nemico è il concetto di patriarcato come mezzo per governare il mondo”, scrisse Toni Morrison. Come sarebbe, al contrario, una società guidata dalle donne? Violenza, sopraffazione e diseguaglianze verrebbero davvero estirpate come si ipotizza? Nel dubbio, questa serie in cinque episodi si avventura alla scoperta di alcune comunità tradizionali dove sono proprio le donne a controllare e tramandare il potere.[1]

Il primo episodio è dedicato ai Minangkabau dell’isola di Sumatra, in Indonesia, il secondo ai Mosuo del sud-ovest della Cina, il terzo ai Khasi dell’India nord-orientale e il quarto ai Makhuwa del Mozambico. Queste comunità vivono in Paesi completamente diversi l’uno dall’altro, sono stanziate sia in aree urbane che in zone rurali e, nel tempo, hanno subito l’influenza delle culture dominanti a livello nazionale, così come delle diverse religioni gerarchiche quali il Cristianesimo, l’Islam e il Buddhismo che hanno influenzato il loro sistema di credenze e di pensiero. Nonostante ciò, questi popoli conservano ancora oggi quei tratti distintivi che accomunano le società matriarcali, sapientemente individuati dalla filosofa tedesca Heide Goettner-Abendroth[2] nei suoi studi . Questi elementi in comune tra le società presentate nei documentari riguardano sia l’organizzazione socio-economica familiare, ma anche la visione del mondo, e possono essere riassunti brevemente nei seguenti punti:

  • La discendenza matrilineare e la residenza matrilocale (o duolocale nel caso dei Mosuo): il nome viene trasmesso attraverso il lignaggio materno, a cui i figli e le figlie appartengono e, in caso di matrimonio, è l’uomo che va ad abitare a casa della moglie.
  • La figura centrale delle donne nell’organizzazione socio-economica familiare: i beni vengono amministrati da una donna della famiglia, che affida agli altri membri del matriclan mansioni e responsabilità commisurate alle loro capacità.
  • Lo zio materno ricopre il ruolo di padre sociale: il ruolo di padre biologico e quello di padre sociale spesso non coincidono nelle società matriarcali. Spetta infatti allo zio materno occuparsi da un punto di vista educativo,  e talvolta economico, dei/delle nipoti e quindi, di svolgere la funzione di “padre sociale”.
  • La risoluzione non violenta dei conflitti e la pratica del consenso nei processi decisionali: nella risoluzione dei conflitti ci si affida a un consiglio del villaggio, generalmente composto da persone anziane, mentre nei processi decisionali si discute all’interno delle famiglie o delle assemblee del villaggio, fino a raggiungere una decisione che metta d’accordo tutte le parti coinvolte.
  • L’uguaglianza di genere: uguaglianza in questo contesto non significa livellamento delle differenze tra i generi e le generazioni, che esistono e vengono riconosciute, ma non vengono utilizzate per creare delle gerarchie.
  • Una visione non dualistica del mondo: in questa concezione del mondo non vi è separazione tra esseri umani e natura e il tempo così come le stagioni e la stessa vita umana vengono percepiti come ciclici.
  • La venerazione di una o più divinità femminili: queste spesso sono la personificazione di alcuni elementi della natura. La natura infatti è abitata da spiriti che risiedono nelle foreste, nei ruscelli, nei laghi e nelle montagne.

Nel raccontare le storia di vita di alcune persone locali, ognuno di questi episodi mette in evidenza delle realtà complesse. Al giorno d’oggi infatti, in queste comunità matriarcali è presente una costante tensione tra la volontà di proteggere e trasmettere la cultura tradizionale e l’attrazione verso uno stile di vita considerato più “moderno”, espresso per esempio dalla volontà di migrare dalle aree rurali a quelle urbane. Le protagoniste e i protagonisti di questi episodi compiranno delle scelte, metteranno in discussione i valori e le norme tradizionali matriarcali, per esempio la trasmissione del cognome materno e, in alcuni casi, qualcuno sceglierà di lasciare la propria comunità d’origine, mentre altri sceglieranno di farvi ritorno.


Episodio 1. “I Minangkabau, Indonesia”

Disponibile dal 25/01/2021 fino al 01/04/2021
https://www.arte.tv/it/videos/084691-001-A/i-minangkabau-indonesia/

I Minangkabau (o Minang) che abitano l’isola si Sumatra in Indonesia, con una popolazione di circa quattro milioni di persone, sono una delle società matriarcali più numerose al mondo. Una delle caratteristiche di questo popolo è di aver abbracciato l’Islam riuscendo però a conservare i propri usi e costumi matriarcali. L’Adat, cioè il sistema di valori tradizionali su cui si basa la cultura matriarcale minangkabau, si fonda sull’Islam, e l’Islam sull’Adat, questo è un modo di dire locale che riassume la costruzione del sistema di pensiero e dell’ordine sociale minangkabau. I Minangkabau seguono il principio di discendenza materno e i beni vengono tramandati di madre in figlia. L’Induah è la donna più anziana del clan, la matriarca, che viene paragonata all’asse portante di ogni abitazione. L’abitazione tradizionale dei Minangkabau presenta un’architettura molto particolare, i tetti infatti ricordano la forma delle corna di un bufalo e anche i copricapo maschili e femminili del costume tradizionale hanno questa forma, che rimanda ad una leggenda tradizionale, ossia quella del “bufalo vittorioso”. Quando un uomo minangkabau si sposa va ad abitare a casa di sua moglie, ma mantiene una relazione perenne con i membri del suo matriclan. Soprattutto in passato gli uomini erano incoraggiati a lasciare il proprio villaggio in cerca di lavoro, mentre le donne restavano a casa a gestire le proprietà, a prendersi cura dei figli e a tramandare l’Adat. Oggi invece, sono tanti gli uomini e le donne che si spostano per motivi di lavoro o di studio [3]

Stefania Renda

Note[+]