La dea montagna dei Mosuo/Moso – Stefania Renda

Gemu (Ganmu o Gammu), la dea montagna, si erge maestosa specchiandosi sulle acque del lago madre, veglia e protegge il suo popolo, i raccolti, ed in particolare le donne in gravidanza. Un giorno una zia Mosuo (Moso o Na) mi ha chiesto quando avessi intenzione di avere dei figli; le ho confidato il mio timore di non riuscire ad averne a causa di un problema di salute, ma lei mi ha rincuorata dicendomi: “Non preoccuparti, pregherò la dea Gemu affinché tu possa avere dei figli e, quando sarà il momento, andremo in pellegrinaggio da lei”.

Ogni anno, il venticinquesimo giorno del settimo mese lunare, i Mosuo dello Yunnan si recano in pellegrinaggio sulle pendici della montagna sacra per offrirle doni, ardere rami di pino e appendere le bandierine di preghiera lamaiste sugli alberi e intorno all’ “altare” della dea. Celebrano gioiosamente questo giorno di festa con canti e danze, cucinando all’aperto tra una tazza di tè al burro e l’altra.

Dal 2013, l’associazione culturale per la salvaguardia della cultura mosuo ha voluto arricchire questo evento, organizzando competizioni di danza e di canto tra i vari villaggi mosuo dello Yunnan. Dal 2018 inoltre, la festa della dea Gemu è stata riconosciuta come festività ufficiale dal governo locale, che ha concesso alcuni giorni di vacanza alle scuole e agli uffici governativi. Un’iniziativa, questa, che riconosce – finalmente – l’importanza della cultura e delle tradizioni mosuo a livello istituzionale e che è stata molto apprezzata dai locali.

La società matriarcale dei Mosuo, al contrario delle altre minoranze etniche vicine, come i Naxi e gli Yi, che nel tempo hanno abbracciato usanze patriarcali, ha continuato nei secoli ad onorare e rispettare le donne e la natura, di cui Gemu, dea creatrice e distruttrice, è la manifestazione più potente ed evocativa. Il culto della dea Gemu è uno dei più antichi tramandati di generazione in generazione, ed è giunto sino ai nostri giorni non senza subire delle trasformazioni. È risaputo infatti che la cultura è un processo in fieri, in grado di adattarsi e mutare nel tempo, e i sistemi di credenze, essendo anch’essi un elemento culturale, non sono da meno. Quando i monaci tibetani arrivarono al lago Lugu intorno alla fine del 1300, furono accolti da un popolo che da millenni aveva un proprio sistema di credenze nativo, quello daba, di cui Gemu era la divinità femminile più importante. I monaci tibetani, nell’intento di convertire i Mosuo al nuovo culto, sono dovuti scendere a compromessi con gli sciamani daba, con il risultato che non solo il culto nativo e il lamaismo vengono tutt’ora praticati entrambi, ma la dea Gemu è addirittura entrata a far parte del pantheon lamaista locale. La ritroviamo infatti raffigurata in vari templi nell’area del lago Lugu, rappresentata come una giovane donna mosuo su un cavallo bianco, che tiene nella mano sinistra un fiore di rododendro[1], che cresce copioso sulle sue pendici, e nella destra un flauto in legno, strumento che tradizionalmente accompagna le danze mosuo.
Anche i miti e le leggende più o meno recenti sulla Dea della Montagna sono molteplici. Uno in particolare narra di come la dea si sia “guadagnata” un posto nel pantheon lamaista recandosi di persona a Lhasa; altri miti narrano le vicissitudini tra la dea e i suoi amanti; un altro ancora che la dea Gemu fosse una bella e abile ragazza mosuo, rapita dal dio del cielo che si era invaghito di lei ma che, agitato dalle urla della ragazza durante il rapimento, la lasciò precipitare sulla vetta della montagna nella quale tutt’ora risiede e da dove continua a proteggere il suo popolo. Si dice infatti che prima di una violenta tempesta, la dea si trasformi in una grande nuvola che adorna la vetta della montagna per avvertire dell’imminente pericolo (Gatusa, 2011:54).

La montagna, personificazione della dea Gemu, viene così lodata in un antico canto[2] daba:

Bellissima dea Gemu,
di cosa è fatto il cuscino dove siede?
La piana di Yongning le fa da cuscino.

Bellissima dea Gemu,
di cos’è fatto il suo specchio?
Le acque del lago Lugu le fanno da specchio.

Bellissima dea Gemu,
di cos’è fatto il suo foulard?
Le nuvole rosee sono il suo foulard.

Bellissima dea Gemu,
di cosa son fatti i suoi capelli?
I suoi capelli son fatti di lunghi rami di cipresso.

Bellissima dea Gemu,
di cosa son fatte le sue trecce?
Di rami di pino e cipresso son fatte le sue trecce.

Bellissima dea Gemu,
di cosa è fatto il suo rosario?
Il suo rosario è fatto di stelle.

Bellissima dea Gemu,
di cosa son fatte le sue sopracciglia?
Gli strati rocciosi sono le sue sopracciglia.

La gente dice che le stelle del cielo son belle, ma non saranno mai belle quanto la dea Gemu.

L’artista mosuo He Zhengming ha recentemente rivisitato la classica iconografia della dea in chiave contemporanea. Nel suo dipinto ad olio, al centro domina la figura della dea che volge lo sguardo preoccupato verso il villaggio ai suoi piedi, mentre sopra di lei un aereo sfreccia alto nel cielo. Quest’ultimo particolare simboleggia non solo l’apertura dell’aeroporto sito a 45 Km dal lago Lugu, ma anche le conseguenze economiche, ecologiche, sociali e culturali che derivano dall’apertura di quest’area al mercato turistico.

Che la dea Gemu continui a proteggere i Mosuo, ad ispirare i loro pensieri e le loro azioni e quelli di chi li governa, affinché possano compiere delle scelte responsabili e consapevoli, nel rispetto e nella salvaguardia di questa cultura millenaria.

Stefania Renda è dottoranda in antropologia ed etnologia presso la Yunnan Minzu University di Kunming (RPC).


Bibliografia essenziale

Gatusa, Lamu:
1990, 云南摩梭人民间文学集成 [Yunnan Mosuo Ren Minjian Wenxue Jicheng/ A Collection of Yunnan Mosuo People’s Folk Literature], Pechino, 中国民间文艺出版社[Zhongguo Minjian Wenyi Chubanshi/Chinese Folk Literature Publishing House], pp. 322-323.

Rosati Freeman, Francesca:
2010, Benvenuti nel paese delle donne, Roma, XL edizioni Sas.
2015, Gammu-Montagna Dea Madre, http://www.francescarosatifreeman.com/ita/lib.html#gammu2 (consultato il 20/08/2018).

Shih, Chuan-Kang
2010, Quest for Harmony: The Moso Traditions of Sexual Union & Family Life, Stanford, Stanford University Press, pp. 241-260.

Note   [ + ]