I Matriarcati che verranno: di Alberto Castagnola

Società di pace, matriarcati del passato, presente e futuro, a cura di Heide Goettner – Abrendoth e di Luciana Percovich
Castelvecchi Editore, Roma, 2018

Ci sono dei libri che porgono nuove letture del passato, ci sono altri libri che aprono finestre sul presente e offrono strumenti per costruire il futuro: il libro che abbiamo appena finito di leggere in meno di cento pagine fa insieme le due operazioni e può diventare un compagno di lavoro e uno stimolo continuo a operare per un diverso mondo possibile.

Il testo è frutto delle scelte di una femminista tra le più colte e stimolanti di questi anni bui, Luciana Percovich, autrice di alcuni testi essenziali della storia delle donne e curatrice dei principali testi del pensiero femminista che hanno alimentato l’evoluzione delle analisi sul matriarcato, così spesso mistificato dalla cultura dominante di impronta decisamente maschilistai.

Di fronte alla ricca fioritura di analisi sulle esperienze delle società del passato dove le donne svolgevano ruoli di primo piano, ha fatto in primo luogo tradurre l’opera basilare in materia – il volume di Heide Goettner – Abendroth sulle “Società matriarcali” e poi ha effettuato una selezione di singole analisi di culture del passato ancora oggi esistenti, scelte tra le relazioni presentate ad un importante convegno sulle “Culture indigene di Pace” svoltosi alcuni anni fa e finora neppure parzialmente tradotto in italiano.

Oggi quindi abbiamo la possibilità di analizzare nella nostra lingua alcune tra le più interessanti esperienze di matriarcato che sono sopravvissute fino ai nostri tempi e che forniscono degli spunti di estremo interesse per conoscere una linea di evoluzione, durata centinaia di anni e ancora in atto, di società complesse dove il ruolo delle donne è completamente diverso da quello attuale specie nel mondo occidentale e offre una molteplicità di suggestioni per delle società alternative a quelle di oggi, ancora fortemente caratterizzate da meccanismi di sottomissione e sfruttamento delle donne gestiti dagli uomini, sia attraverso i sistemi economici e sociali in vigore sia, in moltissimo casi, attraverso forme di violenza estrema.

Vediamo ora come si presentano queste società che rispettano e valorizzano le donne in tutti i loro aspetti relazionali e di collaborazione. Lasciando a chi legge il piacere di scoprire le dinamiche e i valori delle singole culture esaminate, vediamo quali sono gli aspetti che in generale caratterizzano queste società ben diverse dai processi di dominio patriarcale oggi così diffusi e non ancora messi in discussione.

In primo luogo, si tratta di società formate da un insieme di clan o di sistemi familiari allargati, la cui vita si svolge valorizzando al massimo i ruoli femminili, dove la presenza di beni economici appartiene al clan nel suo complesso e dove la tutela dei diritti di tutti gli appartenenti al clan è affidata a una donna anziana, prescelta per la sua saggezza e ritenuta in grado di prevenire e risolvere qualunque tipo di conflitto o di difficoltà che possa turbare la vita degli appartenenti al clan. Non esistendo quindi le proprietà private di individui e di famiglie né la formazione di nuclei familiari basati su forme di matrimonio rigide, i figli appartengono alla madre che li ha generati e le risorse sono gestite nell’interesse condiviso di tutti. La figura maschile è in genere rappresentata da un fratello della madre, mentre il padre biologico non ha l’importanza che gli è attribuita in regime patriarcale e si occupa dei figli della sorella all’interno del proprio clan.

In un quadro del genere, le relazioni amorose che una donna desidera avere con maschi del proprio o di un altro clan sono possibili (e senza alcun limite di tempo) ma assumono la forma del cosiddetto “matrimonio di visita”, cioè la donna riceve l’uomo prescelto durante la notte ma la mattina all’alba egli deve ritornare al suo clan, dove svolge le sue attività lavorative e di tutela di bambini non da lui generati.

È evidente che uno schema affettivo e relazionale di questo tipo (pur nelle varianti riscontrabili nelle diverse culture matriarcali attuali) può suscitare nel lettore reazioni profonde, però non si può evitare di pensare a tutti gli eventi più drammatici dei rapporti fra i sessi tipici delle nostre società che si possono in tal modo depotenziare o evitare. Niente conflitti di natura economica, i figli non soffrono se i loro genitori si separano o divorziano, la gelosia e la competitività tra maschi si riducono ai minimi termini, per parlare solo degli aspetti essenziali di queste esperienze. Vengono invece potenziati gli aspetti positivi di una parentela matrilineare (oppure matrifocale o matrilocale a seconda delle forme adottate), e comunque non gerarchica, dove la presenza di una donna caratterizza gli aspetti evolutivi e formativi e le prime esperienze relazionali dei bambini.

Un secondo aspetto che in genere caratterizza le culture matriarcali è quello che noi chiamiamo economico. La proprietà privata individuale non esiste, poiché i redditi o i beni prodotti vengono afferiti al clan e poi ripartiti secondo le diverse esigenze all’interno del clan stesso e dei suoi rapporti con il mondo esterno. L’assistenza in caso di malattie o di età avanzata è in questo modo garantita dal clan in base alle oggettive esigenze e per tutta la durata della vita. Molto diffuso è il meccanismo del dono senza alcun obbligo di reciprocità, mentre in occidente ogni atto di questo genere è stato continuamente trasformato in merci prodotte su grande scala. Invece, quando si analizzano culture matriarcali è sorprendente verificare che in molte di esse una grande parte delle attività oggi svolte nel mondo del sistema dominante possono invece essere realizzate con una molteplicità di scambi gratuiti sia all’interno delle comunità che verso il loro esterno.

Quanti regali acquistati possono essere sostituiti con oggetti fatti dalle proprie mani (un disegno, un tessuto, un cibo) oppure un’ora di presenza, o una lezione, un insegnamento musicale o una attività fisica, sottraendoci alla onnipresenza del mercato. L’organizzazione clanica, inoltre, rende più facile ed efficiente l’economia di sussistenza nelle situazioni ambientali e di risorse naturali più difficili, e si rivela preziosa anche per evitare eccessivi sfruttamenti e sprechi nelle situazioni più “ricche”. Le società a base clanica quindi possono oggi essere tenute presenti in tutti i tentativi di realizzare delle comunità locali che salvaguardano i beni di interesse comune (ambientali, artistici, culturali) e che gestiscono in modo sempre più autonomo le attività economiche e sociali a scala locale.

A livello della organizzazione sociale e politica, il libro in esame fornisce informazioni e spunti di analisi di estremo interesse. In generale è evidente che la base politica dei meccanismi di scelta a scala territoriale è costituita dai clan, che mandano dei delegati a partecipare ai consigli di villaggio o che sopraintendono un territorio, ma viene sottolineato che i delegati per ogni scelta tornano ai rispettivi clan per ottenere la loro posizione. In sostanza, sia all’interno dei clan che ai livelli amministrativi o gestionali più ampi si procede attraverso il metodo del consenso (talvolta ottenuto solo attraverso prolungati incontri), cioè non utilizzando il gioco delle maggioranze, che nell’esperienza del sistema dominante nella maggior parte degli Stati finiscono per escludere od opprimere le minoranze. Invece con la ricerca del consenso si garantisce la massima partecipazione e il funzionamento di una società fortemente egalitaria, che oltretutto rispetta e tiene presenti le posizioni di chi fino all’ultimo esprime posizioni diverse.

Non possiamo evitare di ricordare, a proposito delle scelte politiche generali, il ruolo che le donne di diversi clan della nazione irochese avevano nei confronti delle dichiarazioni di guerra, in quanto ad esse spettava in realtà l’ultima parola in materia. Di fatto, questo elemento faceva sì che si ricorreva alla guerra solo in casi estremi (minaccia di invasione dei territori o di aggressione volta a distruggere), mentre la responsabilità di salvaguardare la vita dei rispettivi figli o nipoti, oltretutto essenziali per la sopravvivenza alimentare delle singole nazioni indiane, prevaleva sulle questioni di onore o di prestigio, di razza o di nazione di appartenenza. Di conseguenza, le singole società erano sostanzialmente pacifiche, e lo sono rimaste fino a tempi molto recenti, pur essendo capaci di reagire con le armi se costrette da tentativi di invasione e di colonizzazione.

Infine, sempre impiegando uno schema trasversale di analisi che permette di evidenziare gli aspetti comuni a società spesso tra loro lontane e con pochi contatti storici, le realtà matriarcali sono quasi sempre caratterizzate da un elevato livello spirituale, di visione del mondo e culturale. Nella visione di impronta femminile, tutta la Natura viene descritta e vissuta in termini di una spiritualità raffinata ed elaborata, ogni attività quotidiana ha un significato sacro e rituale, il culto delle Antenate pervade e dà un senso a tutte le esperienze della procreazione e delle incombenze giornaliere e stagionali. La trasmissione solo orale di visioni e pratiche e la elaborazione di sistemi di segni e di simboli, mantenuti spesso segreti, ha quasi sempre raggiunto livelli molto elevati di complessità e di creatività, costituendo anche fattori essenziali per la coesione interna e la sopravvivenza rispetto alle realtà esterne, armate e aggressive dei secoli più recenti.

Ora, prima di chiudere, vorrei assumermi la responsabilità di esplicitare alcune prospettive che durante la lettura dei testi si sono più volte affacciate alla mia mente, cresciuta sicuramente in un contesto maschile prevaricante, ma che ormai da molti anni concepisce l’apporto della componente femminile come assolutamente fondamentale per un futuro ben diverso da quello che si prospetta attualmente, specialmente per l’equilibrio del pianeta Terra. In vari punti del volume ho avuto spesso la sensazione che società antiche a forte impronta femminile, sopravvissute alle invasioni e alla globalizzazione ci stanno lanciando dei messaggi che potrebbero rivestire un significato vitale in questi giorni così bui. In primo luogo, è evidente che queste forme sociali, dove le dinamiche di genere sono particolarmente armoniche, si sono evolute per molti secoli se non millenni, secondo relazioni pacifiche, superando indenni numerose occasioni di conflitto e di confronti armati. Inoltre, più di recente, non sono scomparse sotto il peso di fenomeni molto aggressivi come le scoperte gestite da grandi potenze, le diverse forme di colonialismo, le politiche estrattive, il consumismo estremo e le fasi di globalizzazione economica.

Questa capacità di sopravvivenza deve essere compresa a fondo nelle sue cause e nelle sue modalità, perché evidentemente il ruolo svolto dalle donne ha costituito una componente essenziale per opporsi a fenomeni così distruttivi. E se anche oggi fosse necessario garantire una presenza libera, paritetica e creativa per affrontare in modo efficace le sfide delle crisi economiche e di quelle ambientali? È poi necessario riflettere sul fatto che le numerose persistenze di società matriarcali rappresentano forse dei modelli di sopravvivenza per tutte le infinite minoranze oggi continuamente perseguitate in pratica in tutti gli Stati.

Se fossero studiate, rispettate e imitate nelle loro modalità di reazione, quanti conflitti interni potrebbero essere affrontati in modi completamente diversi? Noi continuiamo a rispettare le linee di confine, a evidenziare le differenze religiose, a porre una contro l’altra comunità che consideriamo non compatibili, a rifiutare processi ormai necessari di migrazioni e di integrazioni, alimentando conflitti sanguinosi che durano decenni, mentre le società create dalle donne mostrano percorsi molto diversi profondamente umani. Inoltre, un ruolo molto diverso, acquisito e mantenuto dalle donne secondo criteri di pariteticità e di rispetto per tutti i generi, potrebbe suggerire una infinità di comportamenti diversi alle femministe di oggi e a quanti pensano a delle società alternative, ancorando le analisi non alla fantascienza o a principi ideologizzati, ma approfondendo i reali “interessi” che uomini e donne potrebbero condividere alla pari, arricchendosi reciprocamente senza sosta.

E infine, quante suggestioni riguardo all’allevamento dei bambini? Quanti modelli educativi “moderni” hanno fallito o sono scomparsi nel nulla, quando forse “genitori” con ruoli concepiti diversamente potrebbero condividere da subito esperienze preziose, garantendo insieme creatività e tradizione, passaggio di conoscenze e rispetto dell’ambiente? Sono tutti accenni da approfondire, e molto e paziente è il lavoro da realizzare, ma molti di essi (e molti altri ancora) dovrebbero essere subito avviati dati i tempi incalzanti dei meccanismi economici ormai inceppati e dei fenomeni climatici in via di accelerazione. Il libro che avete tra le mani offre quindi molte occasioni per un pensiero libero e creativo, e le donne potrebbero essere un fattore di spinta nel raccogliere queste sfide, senza tuttavia rimetterci in alcun modo in termini di autonomia, creatività, stima, valorizzazione e beneficiando in prima persona del cambiamento costruito. Questo perché non si debbono dimenticare le infinite situazioni verificatesi nel corso dei secoli, nelle quali è emerso un prezioso apporto femminile, subito dopo assorbito, disprezzato, e poi utilizzato e sottomesso dalle logiche maschili di possesso e di violenza. Ma le profonde crisi che caratterizzano i nostri tempi esigono di stimolare l’apporto di tutti, senza discriminazioni né sopraffazioni, proprio come nelle società matriarcali del passato giunte fino al nostro presente.

Luciana Percovich cura da moltissimi anni la collana Le Civette/Saggi per l’editrice Venexia di Roma che ha pubblicato ad oggi 24 volumi su questi temi. Tra le sue pubblicazioni: La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta, Fondazione Badaracco-Franco Angeli, 2005; Oscure madri splendenti. Le radici del sacro e delle religioni, Venexia, 2007; Colei che dà la vita. Colei che dà la forma. Miti di creazione femminili, Venexia, 2009.Verso il luogo delle origini. Un percorso di ricerca del sé femminile 1984 -2014, Castelvecchi, 2016.

Heide Goettner–Abendroth, Le società matriarcali, studi sulle culture indigene del mondo, Venexia, Le Civette/Saggi, Roma, 2013.
Societies of peace, a cura di Heide Goettner-Abendroth, Inanna Pubblications & Education, Toronto, Canada, 2009.

Alberto Castagnola 2018