Emily Dickinson

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Emily Dickinson, poetessa

Amherst 1830 – Amherst 1886

Nata il 10 dicembre 1830 ricevette dalla famiglia un’educazione piuttosto libera e completa per la sua epoca. Gli studi si svolgono per lo più come autodidatta, orientata nelle letture anche da un assistente del padre, Benjamin Newton, con il quale resterà in seguito in corrispondenza. Scrivere lettere sarà un’attività fondamentale, un modo intimo per entrare in contatto coni il mondo: non a caso molte delle sue poesie verranno allegate ad esse. Nel 1852 conosce Susan Gilbert, con la quale stringe un forte legame, testimoniato da importanti lettere. La casa dei Dickinson è praticamente il centro della vita culturale del piccolo paese, dunque uno stimolo continuo all’intelligenza della poetessa, che in questo periodo incomincia a raccogliere segretamente i propri versi in fascicoletti. Il 1860 è l’anno del furore poetico e sentimentale. Compone qualcosa come circa quattrocento liriche e si strugge vanamente per un amore che gli storici della letteratura identificano con Bowles. Nello stesso anno avvia una corrispondenza con il colonnello-scrittore Thomas W. Higginson, a cui si affida per un giudizio letterario: egli rimarrà impressionato dall’eccezionalità dello spirito, dell’intelligenza e del genio della poetessa, pur ritenendo “impubblicabili” le sue opere. D’altronde ella non intese mai dare alle stampe i propri versi. Intanto continua a scrivere poesie. La sua produzione, pur non raggiungendo la quantità del 1862, rimane cospicua. Nel 1885 si ammala; muore il 15 maggio 1886. La sorella Vinnie scopre i versi nascosti e incarica Mabel Todd di provvedere alla loro pubblicazione, che sarà sempre parziale fino all’edizione critica completa del 1955 curata da Thomas H. Johnson e comprendente 1775 poesie. Una rivelazione editoriale che, grazie all’enorme potenza sensitiva, mentale e metafisica della poesia di Emily Dickinson, ha dato il via ad un vero e proprio fenomeno di culto.


Poesia 508

di Emily Dickinson

Ecco – ho cessato di appartenere a Loro.
Il nome che mi diedero con l’acqua
Sul viso, nella chiesa di campagna,
non serve adoperarlo, è da riporre
insieme con le Bambole e l’infanzia,
e il filo della spola. Ho ormai finito
di filare – davvero –

Dapprima battezzata senza scelta,
ora coscientemente, nella Grazia,
con il nome supremo –
chiamata alla mia vocazione di Interezza –
ora è calata ormai la Mezzaluna –
si è chiuso l’Arco intero della vita
con un minuscolo Diadema.

E’ il mio secondo stato – un alto Rango
Poiché́ il primo non lo era a sufficienza –
Incoronata- piangente- sul petto di mio padre –
una Regina mezza tramortita –
Ma questa volta all’altezza dell’evento – a Eretta –
in piedi, con la Volontà̀
di rifiutare, o scegliere,
scelgo semplicemente una Corona.

Emily Dickinson 1862
(Traduzione di Bianca Tarozzi)