Culture dimenticate, i sentieri smarriti dell’Umanità – Recensione di Alberto Castagnola

Con questo titolo è finalmente apparso in lingua italiana un testo di Harald Haarmann, un autore molto noto per chi legge in inglese o in tedesco, quasi sconosciuto da chi vive isolato a causa delle barriere linguistiche , anche se magari è un famoso linguista, una nota femminista , un cultore dell’evoluzione dei linguaggi, uno storico delle culture o delle religioni.  Questo studioso dai molteplici interessi ha scritto più di quaranta libri, circa 200 articoli e ha edito o ha collaborato a più di venti antologie. Per la sua storia universitaria rimandiamo alla scheda  di Wikipedia (in inglese), ma ci sembra importante ricordare che è anche vicepresidente dell’Istituto di Archeomitologia di Sebastopol in California e direttore della sua filiale europea . Tutti questi titoli possono spaventare e invece le 25 culture presentate nel libro sono raccontate in modo assolutamente comprensibile anche per non specialisti, perché l’intenso interesse umano verso popoli vissuti in tempi molto lontani e la profonda conoscenza delle tracce da loro lasciate – e da noi scoperte in genere da pochi decenni di scavi archeologici, spesso ancora in corso, – hanno permesso al nostro autore di far rivivere  le loro esistenze fornendo in poche pagine infiniti ma significativi elementi di conoscenza. La scelta di queste culture dimenticate è caratterizzata   dal fatto che le culture che le hanno sostituite le hanno cancellate o hanno impedito la loro sopravvivenza e sono quindi dei “sentieri smarriti” dalla storia dell’umanità, ma il libro le fa riemergere con le loro concezioni religiose e i loro rapporti con la natura, con le loro dinamiche sociali e le loro relazioni umane, una specie di viaggio nello spazio e nel tempo pieno di stimolazioni e sensazioni. Si passa infatti dagli strumenti usati per la caccia 320mila anni fa all’arte paleolitica sul lago Bajkal, dai cacciatori di foche sui ghiacciai tra 23mila e 19mila anni fa al grande complesso di templi costruito 10mila anni fa a Göbekli Tepe, dalla grande metropoli di Çatalhöyük sviluppatasi tra l’ottavo e il sesto millennio a.C alla civiltà danubiana  che si è evoluta tra il sesto e il terzo millennio a.C., dalla metropoli commerciale sul Golfo Persico di Dilmun del terzo millennio ai mille insediamenti della civiltà dell’Indo tra il 2800 e il e il 1800 a.C.

E poi ancora, l’ascesa e il declino dell’impero ittita nel secondo  millennio a.C. ;  il mistero dei pelasgi, una civiltà pre indoeuropea della quale non parlano gli antichi autori greci, tra il terzo e il primo millennio a.C.;  Giochi con i tori e testi a spirale, i segreti della civiltà minoica dell’antica Creta nel secondo millennio a.C.  E poi ancora due culture di grande interesse , quella dei Nomadi Sciiti a cavallo, che dominarono la steppa euroasiatica dal decimo al secondo secolo a.C. e poi la civiltà etrusca , dal nono al terzo secolo a.C. ,“Dall’ancora alla cisterna”, due parole che ancora usiamo e un mondo che forse abbiamo intravisto, poiché  vengono definiti degli “intermediari” tra il mondo greco e quello romano.

Poi l’attenzione di Haartmann si sposta in altri continenti e il suo racconto fa riemergere da un passato a noi più vicino in termini storici, ma non certo per somiglianze culturali, le grandi culture latino-americane, dai “Guerrieri delle nubi” , i Chachapoyas delle Ande, tra l’ottavo e il quindicesimo secolo,  alle piramidi di Teotihuacàn , la più antica metropoli dell’America centrale, fiorita tra il primo e l’ottavo secolo.  Segue  un salto fino all’Isola di Pasqua, un lembo di terra in mezzo all’Oceano, a oltre tremila  chilometri di mare sia dalla Polinesia che dall’America meridionale,  dove tra l’800 e il 1500 “Uomini Uccello e testimoni di pietra”  hanno fatto fiorire una civiltà ancora misteriosa. E poi ancora altre culture, in Asia e in Africa, dall’antico impero Kmer che fa ricordare lo splendore raggiunto tra l’800 e il 1400, alle mura ciclopiche della città di Grande Zimbabwe in Africa, costruite tra l’undicesimo e il quindicesimo secolo ma “scoperte” solo dopo la metà dell’800 .

Questo rapidissimo sguardo, più sintetico dell’indice del libro, è diretto solo a sollecitare la curiosità del potenziale lettore. Invece abbiamo lasciato da parte alcune civiltà caratterizzate dalla particolare attenzione dedicata ai poteri e ai ruoli delle donne, poiché  Harrmann, dopo il suo incontro con Marija Gimbutas, l’archeologa che ha fatto riemergere dai tempi più antichi le prime deità  femminili adorate dalle comunità primitive, ha sempre dedicato una particolare cura a questa visione che ancora stenta ad imporsi nei mondi centrati sul maschile. E infatti due dei “sentieri smarriti” sono dedicati alla mitica Regina di Saba, inserita nel contesto della cultura di Axum sviluppatasi tra il 100 e il 940  a sud del Sahara e alla regina Zenobia  e al regno di Palmira che nel terzo secolo giunse a contrapporsi all’impero di Roma.  Ma i testi più stimolanti sono quelli che descrivono la presenza degli indoeuropei in Cina, testimoniata dalle “Mummie bionde” rinvenute a Loulan,  risalenti al secondo e primo millennio a.C.  e i viaggi intrapresi dalla donna faraone Hatshepsut nella mitica terra dell’oro di Punt nel quindicesimo secolo a.C. Sempre dal punto di vista del ruolo femminile nelle società più antiche, mi sono sembrati inoltre particolarmente interessanti i testi che parlano della Grande Dea a Çatalhöyük e dei numi tutelari solo femminili nella zone del Lago bajkal e quelli che chiariscono finalmente la reale consistenza delle comunità di donne guerriere, le Amazzoni,  nel territorio del Mar nero durante il primo millennio a.C.

In conclusione, un libro che apre la strada ad immagini e persone di un passato lontano,  ma che aumenta la profondità del sentire nei nostri giorni a chi non intende farsi condizionare dalle tragedie attuali e di un futuro sempre più prossimo. Ognuna delle civiltà evocate nel testo sono scomparse o sono state cancellate e in realtà dovremmo riflettere sui meccanismi che, ora come allora, bloccavano ricchi processi evolutivi e impedivano a nuove generazioni di alimentarsi dei frutti del passato. Oggi sopravviviamo circondati da segnali che vanno nella stessa direzione, ma la presa di coscienza e la spinta alla reazione tardano a manifestarsi, forse queste voci del passato potrebbero rivelarsi un aiuto prezioso per una umanità smarrita.

Alberto Castagnola


Harald  Haarmann, Culture dimenticate, venticinque sentieri smarriti dell’umanità, Bollati Boringhieri, Torino, 2020, 22 euro
Ogni cultura è accompagnata, in fondo, da una bibliografia essenziale delle fonti utilizzate e dei possibili approfondimenti.