Il mistero del corpo femminile – seconda parte

La Trinità triandrica femminile in San Pietro (PG) (assisa in trono)

DONNE DIVINE di Luce Irigaray – seconda parte –

Per porre un genere, ci vuole un Dio

Come intendere le tappe e i ritardi del nostro divenire divine?  … Interrogare il mito di Melusina … equivale a interrogare qualcosa che lì richiama, quasi affascina, come un mistero, una chiave della nostra identità.                                                                                                                                                                                           Lungi dal pensare che noi oggi dobbiamo deificarci al modo dei nostri antenati e totem animali … mi sembra che noi abbiamo da … chiederci perché ci siamo fermate nel nostro divenire divine … Ma nella prospettiva di divenire più donne, e non meno …  L’uomo può esistere perché Dio lo aiuta a definire il suo genere, a situarsi come finito di fronte all’infinito … Per porre un genere, ci vuole un Dio. Per divenire, è necessario avere un genere o un’essenza (essenza sessuata, dunque) come orizzonte. … Divenire significa realizzare la pienezza di ciò che possiamo essere. Questo tragitto, certamente, non è mai terminato. …. Non potrebbe essere perché la donna manca di genere per divenire?

 

Luce Irigaray entra direttamente nel cuore del problema: la mancanza di un Dio corrispondente al genere femminile è la questione centrale del divenire pienamente, divine

La necessità di infinito tra donne

Se le donne mancano di Dio, non possono comunicare, parlare, tra loro. Bisogna, hanno bisogno che ci sia l’infinito per condividere qualcosa? Altrimenti il condividere provoca fusione-confusione, divisione e lacerazione in lei, in loro, tra loro…

 

Senza l’apertura di un orizzonte simbolico di genere femminile, pensarsi e pensare tra donne finisce col ridursi a lacerazioni dell’ego più che a condivisioni dell’essere.

Non c’è un Dio donna. Né una trinità femminile

La nostra tradizione teologica presenta una grave difficoltà per quel che riguarda il Dio al femminile. La donna diventa divina attraverso il figlio. Non c’è un Dio donna. Né una trinità femminile: madre, figlia, spirito.

Ci sono studi che tentano di includere nella trinità maschile la figura della Madre o al posto del Dio Padre o come Spirito Santo Madre. Luce Irigaray rompe col neutro e coniuga al femminile la trinità divina madre figlia e spirito, compiendo una radicale rivoluzione del simbolico del divino.

La vergine è sola, senza figlia e amore tra esse

L’angelo è l’apparizione del Padre (e dello Spirito)? Che viene a visitare e fecondare la vergine. Ma il Padre non è solo. E tre. La vergine è sola. Nel suo genere. Senza figlia né amore tra esse. …. La trinità femminile ci manca. Ma senza divino che le convenga la donna non può compiere la sua soggettività …. Le manca un ideale che le sia scopo e strada per divenire.

Qui la Irigaray rivela ciò che manca al costituirsi di un ordine sacro femminile: la vergine è sola, senza figlia e amore tra loro. Proviamo a decifrare il mistero contenuto in questa verità femminile.
Sono tre gli elementi misterici:
La vergine, uno stato divino dell’essere che si genera in una donna quando il corpo femminile torna ad essere la matrice del proprio senso e diventa egemone rispetto alla costruzione mentale del femminile generata dal neutro.
La figlia, la radice sacra, la scintilla divina attraverso cui il corpo femminile, la vergine sacra, si autogenera facendosi madre e figlia di sé.
L’amore, il motore divino della partenogenesi, l’amore che consente alla parte di sé che feconda il corpo femminile di nuova creazione di farsi creato.
Maria è incarnazione di questo mistero divino femminile.
Lei è vergine e madre, pienamente donna … proprio come sua madre Anna … la dea doppia dell’incarnazione divina.
Al mistero di Maria la Irigaray dedicherà una successiva pubblicazione.

La trasfigurazione del corpo femminile

Ma senza divino che le convenga, la donna non può compiere la sua soggettività secondo e in un obiettivo che le corrisponda. Per divenire donna, per compiere la sua soggettività femminile, la donna ha bisogno di un dio che significhi o annunci la perfezione della sua soggettività. … di un dio femminile che apra loro la prospettiva della trasfigurazione della loro carne. … La trasfigurazione di un corpo femminile ad opera della bellezza … resta spesso misconosciuta. … La bellezza femminile sarebbe sempre agghindarsi per. … Quasi mai è manifestazione di, apparire di, fenomeno che dice l’interiorità – dell’amore, del pensiero, della carne… Lo specchio significa la costituzione di un’altra… Lo specchio dovrebbe assistere e non ridurre la mia incarnazione.

Dal divenire pienamente donna deriva il costituirsi della soggettività femminile: il farsi parola incarnata, verità femminile. Incarnarsi nella parola e farne verbo, sapienza per tutti, è ciò che manca non solo alle donne, all’umanità intera… alla evoluzione della specie umana.