La Signora di Amiens: eccola dopo 23000 anni tornare alla Luce

Signora di Amiens
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Durante una campagna di scavo nel nord della Francia, nel sito preistorico di Renancourt, ad Amiens alla confluenza delle valli di Selle e Somme, un team dell’Istituto Nazionale di Ricerca di Archeologia Preventiva ha portato alla luce una statuina dall’inconfondibile stile che l’ha fatta subito ribattezzare la VENERE di AMIENS.
Questo sito è noto da tempo, uno dei pochi ad offrire testimonianze del primo Paleolitico superiore (35000-15000) ed è qui che durante la campagna del 2019, è stata portata alla luce questa Signora di 23.000 anni fa scolpita in appena 4 cm di gesso appartenente al periodo gravettiano.

Nella Signora di Amiens ritroviamo le forme voluminose dei glutei, delle cosce e del seno e le tipiche braccia appena abbozzate; ritroviamo l’assenza di un volto che pare velato da una cuffia di perline; questo particolare lo abbiamo già notato nella Signora incappucciata di Willendorf, (risalente al 23.000-19.000 a. C Austria) in quella di Brassempouy, (25.000 anni fa) e nel bassorilievo di Laussel (ca 20.000 anni – Dordogna); pensando anche alla ricostruzione della nostra “donna di Ostuni” (circa 28.000 anni fa,) immaginiamo che la cuffia di perline fosse un segno distintivo del culto.

Con quella di Amiens sono ormai una trentina  le Signore ritrovate in Francia il che fa salire il numero di queste opere d’arte gravettiane a più di un centinaio in tutta Europa.

La funzione o il significato di queste figurazioni paleolitiche continua a rimanere un mistero per l’archeologia ufficiale che le considera legate a una semplice espressione simbolica di culto rigenerativo e di fecondità.

Sappiamo che questa visione limitata e limitante è legata ad un modo di concepire la vita, la morte e la Terra; noi crediamo che le Signore riportano alla Luce le vere Radici del Sacro che, come scrive Luciana Percovich:

“…sono nei corpi di donna delle nostre oscure antenate: affondano nella profondità del tempo, ricoperte d’oblio forzato e da strati di macerie e sfruttamento. Riportarle alla luce significa uscire dal vicolo cieco dello sguardo dominante, liberare energie compresse e congelate, svelare gli inganni, osare immaginare nel presente un orizzonte possibile di una diversa civiltà.”