O mia bella Madunina

Ieri sera, 11 marzo 2020 in un clima surreale creato dall’annuncio di pandemia mondiale, abbiamo assistito in prima serata televisiva a qualcosa che non deve passare inosservato.
L’arcivescovo di Milano, salito fra le guglie del duomo, invoca la Madonna con una preghiera: “preghiera a Maria: ai piedi della madonninia, nei giorni tribolati di questo corona visrus o mia bella madonnina che domini Milano, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte, amen”.

Abbiamo assistito al momento in cui si è ristabilito il giusto ordine naturale: il prelato arrampicato sul tetto del tempio che cerca la vicinanza fisica con la Madre, come se la preghiera da sola non bastasse a far giungere la richiesta di perdono. Come se la vicinanza con la Madre sia un bisogno fisico ora che il pericolo mortale è diventato così evidente e non è più uno sussurro lontano di fiamme, invasioni di cavallette o guerre in terre lontane.

Come nella più classica iconografia di una pala d’altare, l’arcivescovo (maschio) è ai piedi della Madonna dorata che se ne sta sullo sfondo di un cielo azzurro; e si rivolge a lei, alla Madre.
Ecco l’immagine simbolica dell’uomo che nell’evidenza del suo fallimento (noi peccatori), si inginocchia davanti alla Dea Madre.
Madre, non mamma: è tutta qui la forza simbolica di questa immagine!
Plaudiamo quando si manifesta la Madre Creatrice in tutta la sua forza simbolica e vigiliamo affinché il declassamento patriarcale a mamma procreatrice (di cui la chiesa è intrisa) scompaia definitivamente.

Sotto la pressione di una natura violenta (perché violentata) l’uomo si fa piccolo e come un bambino impaurito invoca la Madre; vigiliamo affinchè non riprenda dopo la tempesta, i suoi giochi al massacro.
La potenza della Madre è l’unica rivoluzione evolutiva possibile e risiede tutta nella cura e nella sintonia con la natura.
E’ questa la quintessenza del pensiero materno!

La redazione di Autrici di Civiltà