Le madri, all’inizio e verso il futuro – Luciana Percovich

Pubblichiamo in anteprima l’intervento di Luciana Percovich al MatriForum & Celebration Day Heide Göttner-Abendroth, la giornata dedicata a onorare e ringraziare la filosofa tedesca che ha rivoluzionato gli studi sulle società matriarcali, svoltasi dall’ 11 al 12 settembre 2021 scorso.

Le madri, all’inizio e verso il futuro.

Riflettendo sui cinquant’anni trascorsi all’interno del Movimento delle Donne e partendo dalla mia esperienza in Italia nei primi anni Settanta, oggi posso dire quanto fossimo ignoranti sulla nostra storia e sulle radici delle civiltà umane e come la nostra agenda per una nuova società contenesse una lunga lista di cose che non volevamo più ma pochissime proposte, suggerimenti, visioni, “immaginazione concreta” su come costruire un futuro diverso.

Anche se privo della conoscenza e della saggezza delle nostre Antenate ma fieramente determinato nel denunciare il Patriarcato come l’origine di tutto il nostro malessere e disagio, il primo gruppo che a Milano cominciò a incontrarsi alla fine degli anni Sessanta si chiamava Demau (che sinteticamente significava: Demistificare il patriarcato). Più in generale, eravamo una generazione senza dubbi sulla tossicità della famiglia patriarcale nucleare, sul trattamento innaturale dei nostri corpi su cui legiferava la medicina moderna e la chiesa, sulle drammatiche conseguenze della mancanza di indipendenza economica.

Improvvisamente, cominciammo a scavare dentro di noi nei nostri selvaggi gruppi di autocoscienza, imparando a trovare le parole per parlarci – tra donne – dopo millenni. La sessualità diventò il cuore e il simbolo della nostra oppressione di genere e lì ci fermammo, per discutere e mettere in pratica quel che man mano capivamo.

Poi, negli anni Ottanta, nei luoghi protetti che avevamo costruito per noi e intorno a noi (librerie, case delle donne e centri di documentazione, servizi di autoassistenza e così via), abbiamo cominciato a scavare nei vari campi del sapere (maschile) e a scoprire le infinite censure, bugie e trucchi imposti sulla nostra “differenza”.

Le prime pioniere in discipline come antropologia, teologia, scienza, archeologia, ecologia cominciarono a pubblicare ciò che stavano scoprendo nei loro campi: iniziava a emergere come le voci e l’intelligenza femminili fossero state costantemente ignorate – persino quando venivano ricordate -, come la sola parte maschile avesse avuto accesso alla costruzione del mondo simbolico “camminando su una gamba sola”. Le donne dovevano essere escluse e mantenute sufficientemente ignoranti per garantire il successo del weltanschauung patriarcale (una parola piuttosto popolare in quegli anni).

In me sorse un’immagine nitida, di essere come dei fiori in un vaso, annegati nell’acqua, con le radici recise. Prive di radici, prive di Madri, prive di un passato che conservasse la presenza e la sapienza femminile, il modo di pensare e di agire maschile cristiano europeo unico modello, il migliore, e universale per ogni tempo e latitudine.Le nostre memorie congelate stavano finalmente tornando a galla: un grande disgelo dopo un’Era glaciale!

Vicino all’altare delle antenate e antenati, Luoshui, – 2015 – foto di Stefania Renda

Gli strumenti più praticati erano, in quegli anni, il marxismo per le lotte politiche e la psicoanalisi per far emergere l’inconscio. Entrambi, me ne sono resa conto in seguito, bandivano la dimensione che più era necessario recuperare, la Spiritualità (la dimensione immateriale che permea il cosmo, connette il tutto e dà senso a tutto).

Ogni tappa del mio percorso è stata forgiata da “incontri quintessenziali” con grandi donne/Sorelle Magiche, e questa volta incontrai prima Marija Gimbutas, e subito dopo Heide Goettner Abendroth, Genevieve Vaughan e Francesca Rosati Freeman (e “quintessenza” è un termine preso in prestito da Mary Daly).

Ero pronta a sentire e capire che per guarire le loro infinite ferite, le donne hanno bisogno di ristabilire l’interconnessione con il cosmo, con le energie che muovono le stelle, hanno bisogno di ricordare l’interdipendenza di tutto. Hanno bisogno di applicare la loro abilità di nutrire la vita e prendersi cura alla Natura e a tutte le sue creature, per sviluppare nuovamente il loro Sguardo Lungo e i loro talenti di Veggenti (che significa semplicemente essere in grado di vedere oltre l’immediato e oltre la sopravvivenza o il vantaggio egoistico, essere consapevoli delle conseguenze a lungo termine di ogni azione che nel presente può anche sembrare grandiosa ma può trasformarsi in tragedia nel lungo periodo). La ricerca di una vita di Marija e di Heide ha riportato questa Dimensione Sacra, liberandola dal controllo delle religioni maschili, in particolare delle religioni monoteiste.

Oggi siamo qui per ringraziare e celebrare una di queste Amate Sorelle, il cui lavoro è stato costantemente ispirato dalla ricerca di liberare le donne e le loro menti dalle dicotomie patriarcali, e dal sistema artificiale, infido e necrofilo del pensiero patriarcale. Attraverso la “scoperta” delle società matriarcali contemporanee e la precisa ridefinizione della parola Matriarcato, Heide ci ha fatto il dono più prezioso, che è la possibilità concreta di Immaginare futuro – per noi e per l’intero pianeta – sulla base della certezza che un altro mondo è esistito, esiste ed esisterà se lavoriamo insieme Immaginando.

Cosa intendo con il termine Immaginare? Un processo creativo attraverso cui creare nella mente forme concrete (di organizzazione, di azione ecc.), da condividere con le altre che a loro volta contribuiscono attivamente con la propria immaginazione, e da applicare ora, attraverso piccole o grandi azioni nella vita quotidiana, cui l’Intenzione comune dà potere.

Quando ero adolescente, a volte mi coglieva un profondo senso di solitudine e disagio, fino a quando un’improvvisa convinzione dissolveva quella sensazione disperata di essere diversa e sola: c’erano, sparse per il mondo, nei continenti lontani, donne che erano mie simili, e un giorno le avrei incontrate. Ed è successo davvero dagli anni Settanta in poi e abbiamo lavorato e stiamo lavorando insieme, ognuna dotata del proprio talento, a un nuovo arazzo di fili intrecciati. Heide è una di queste Sorelle dell’Anima, colei che ha cercato e dato forma alla Visione più completa di ciò che l’umanità può essere e realizzare quando è in-formata da una comune saggezza materna biofila.

Momento conviviale, Luoshui, – 2015 – foto di Stefania Renda

Ha lavorato duramente in tutto il mondo per rintracciare le Creazioni delle Madri sopravvissute dagli inizi della nostra specie e per riconnetterle a noi, donne risvegliate del presente; per rimettere in moto un processo necessario per costruire futuro, dopo millenni di saccheggi, sfruttamento, violenza e morte sotto il dominio di bande di maschi arroganti. All’inizio, la Saggezza delle Madri era riuscita a incanalare le energie di una specie molto vulnerabile (come lo sono gli esseri umani di fronte alla potenza degli animali e degli elementi naturali) verso la costruzione di una specie che fosse pienamente umana.

Ha pazientemente osservato come le società matriarcali praticano quella che lei chiama una polarità dinamica (molto diversa dalla filosofia patriarcale basata sulla binarietà escludente (o pensiero binario), come per millenni hanno condiviso una cosmovisione basata sulla Rigenerazione (il tempo è ciclico come lo sono le fasi lunari ogni mese nel cielo e non segue la linearità astratta della concezione moderna), come nelle aggregazioni egualitarie le Crone abbiano un ruolo di primo piano, condividendo conoscenze accumulate e talenti di pre-visione nella cura della comunità. E come le economie del dono garantiscono una circolazione “transitiva” delle risorse (aggiungerebbe Genevieve Vaughan).

Nel passato, erano riuscite a inventare strutture sociali in grado di contenere e trasformare donne e uomini, giovani e anziani, in individui dotati di talenti diversi capaci di vivere in reciproco equilibrio: ogni volta che ciò e successo nelle vicende e nelle epoche umane, sono fiorite le civiltà.

Il silenzio forzato delle Madri durante gli ultimi millenni ha interrotto il processo della Creazione e ci ha portato, attraverso un profondo squilibrio planetario, a un presente sempre più dis-umano e insostenibile per la maggior parte dei popoli e delle specie del mondo, ragionevolmente senza un futuro. Ma le Madri sono emanazioni della Creatrice e Lei, come Natura, racchiude tutte le possibilità in un ciclo ininterrotto di Rigenerazione, in modo che possiamo ancora sperare e soprattutto Immaginare.

Nel suo ultimo libro, Heide affronta magistralmente la grande domanda: come è potuta crollare un’architettura così raffinata e lasciare il passo a forme di aggregazione bellicose, aggressive, dominanti, capaci di distruggere in una manciata di millenni la paziente costruzione di civiltà, le uniche vere civiltà conosciute dall’umanità? E descrive in modo molto convincente come è accaduto e come sono sorte diverse forme di patriarcato in Europa e nell’Asia occidentale.

Preghiera nel bosco, Luoshui – 2015 – foto di Stefania Renda

Così facendo, decostruisce la teoria mistificante di un “patriarcato eterno/guerra eterna” sostenuta dalla maggior parte degli studiosi maschi, specialmente nel mondo accademico. Sa bene che, liberando le nostre menti dai presupposti automatici indotti, si riapre ampio spazio all’immaginazione e all’azione e offre (in altre sue opere) suggerimenti e una metodologia, come punto di partenza per discussioni e progetti.

E non è secondario che ora viviamo in una nuova fase di cambiamento climatico – e illustra quanto profondamente nel passato questi eventi ricorrenti abbiano influenzato drammatiche trasformazioni. Ora che siamo meno ignoranti, abbiamo acquisito una diversa consapevolezza, le nostre radici toccano di nuovo la Terra. Dalla Sapienza delle Madri abbiamo ricevuto informazioni preziose: da periodi catastrofici nascono nuovi inizi, dalla Discesa nasce nuova Vita.

La sua eredità politica ci mostra la direzione verso cui volgere le nostre energie e desideri e la Sapienza delle culture matriarcali indigene ancora vive può donarci prezioso nutrimento per un nuovo inizio.

Grazie, Heide!

Luciana Percovich

Sardegna, settembre 2021


The Once and Future Mother: in the Beginning, toward the Future.

While pondering about the fifty years spent within the Women’s Movement and referring to my own experience in Italy in the early Seventies, I clearly realized how ignorant we were about our history and the roots of human civilization and how our agenda for a new society contained a strong list of things we didn’t want any more but very few proposals, suggestions, visions – in my words “concrete imagination” – about how to build a different future.

Totally deprived of our Ancestresses’ knowledge and wisdom and fiercely determined in denouncing Patriarchy as the origin of all our disease and malaise, in Milano the first group which began to meet at the end of the Sixties was called Demau (which synthetically means: demystifying patriarchy). More widely, we were a generation without doubts about the toxicity of the nuclear patriarchal family, about the unnatural treatment of our bodies torn between modern medicine and church, about the dramatic consequences of lacking economic independence. Suddenly, we were digging within ourselves in our wild consciousness rising groups, learning to find words to speak to each other after millennia. Sexuality became the core and the symbol of our gender opression and there we stayed and practised.

Then, in the Eighties, from the protect places we had built for us and around us (bookshops, women’s houses and documentation centres, self-help services and so on), we began digging in the various fields of (male) knowledge and to discover the infinite censorships, lies, and tricks imposed on our “difference”. The first forerunners in disciplines like anthropology, theology, science, archaeology, ecology started publishing what they were discovering in their fields: how female voices and intelligence had been constantly ignored – even when recorded -, how the male part alone had access to the construction of the symbolic world “walking on just one leg”. Women had to be excluded and raised as much ignorant as necessary to the success of patriarchal weltanschauung (a popular word in those years).

A clear image rose in me, of flowers in a vase, drowned in water, the roots cut. No roots, no Mothers, no past with female presence and wisdom, the European Christian male way of thinking and behaving imposing as the best and universal model for every time and latitude. Our frozen memories were at last recovering: a big thaw after the Ice Age!

The most practised instruments had been, in those years, Marxism for the political struggles and Psychoanalysis to let the unconscious emerge. Both, I discovered later, banned the most needed dimension to be retrieved, Spirituality (the immaterial dimension which permeates the cosmos, connects everything, and gives sense to everything).

Every step of my own personal path has been forged by “quintessential encounters” with great women/Magic Sisters, and this time I met first Marija Gimbutas and immediately after Heide Goettner Abendroth, Genevieve Vaughan and Francesca Rosati Freeman (“quintessential” is a term borrowed from Mary Daly).

I was ready to sense and understand that to heal their never ended wounds, women need to establish again their interconnection with the cosmos, with the energies which move the stars, need to re-member the interdependence of all. They need to apply their ability in nurturing life and caring to Nature and all her creatures, to develop again their Long Sight and their talents of Seers (which simply means being able to see beyond the immediate and beyond survival or egotistic advantage, being aware of the long-term consequences of every action which in the present might appear “great” but can turn into a tragedy in the long period). The life-long research of Marija and Heide has brought this Sacred Dimension back, freeing it from the control of male religions, particularly of monotheistic religions.

Today we are here to thank and celebrate one of these Beloved Sisters, whose work has been constantly inspired by the pursuit of freeing women and their minds from the patriarchal dichotomies, from the artificial, treacherous, and necrophilous system of patriarchal thinking. Through the “discovery” of contemporary matriarchal societies and the precise re-definition of the word Matriarchy itself, Heide has given us the most precious gift, that is the concrete possibility to Imagine a future – for us and for the whole planet- based on the certainty that another world has existed, exists, and will exist if we work together Imagining. What do I mean with the term Imagine? A creative process through which you create in your mind concrete forms (of organization, of action etc), to be shared with others who actively contribute with their own imagination, and to be applied now, through small or large actions in everyday life, powered by a common Intention.

When I was in my teens, a deep sense of solitude and discomfort used to fall on me sometimes, until a sudden conviction dissolved that desperate feeling of being different and alone: there were, sparse around the world, in the far continents, women who were my similar, and one day I will have met them. And it really happened since the Seventies and we have been working together, each of us endowed with her own talent, to a new tapestry of interwoven threads. Heide is one of these Soul Sisters, the one who has pursued and given form to the most complete Vision of what humankind can be and achieve when in-formed by a biophilic common maternal wisdom.

She has hardly worked around the world to re-trace the Creations of the Mothers in the beginnings of our species and to re-connect them with us, awakened women of the present; to re-enact a process necessary to build a future, after some millennia of waste, exploitation, violence, and death under the rule of gangs of arrogant males. In the beginning, the Wisdom of the Mothers succeeded in channelling the energies of a much vulnerable species (as humans are in front of the power of animals and natural elements) towards a fully human species.

She has patiently observed how matriarchal societies practise what she calls a dynamic polarity (much different from the patriarchal philosophy based on exclusivist binarity (or binary thinking), how they shared for ages a cosmovision based on Regeneration (time is cyclical as the phases of the moon every month in the sky are, and doesn’t follow the abstract linearity of the modern conception), how in the egalitarian aggregations Crones had a major role, sharing accumulated knowledge and prevision talents in the care of the community. And how gift-giving economies assured a “transitive” circulation of goods (would add Genevieve Vaughan). They succeeded in inventing social structures able to contain and transform women and men, young and old, into differently talented individuals able to live in reciprocal balance: whenever it happened in human vicissitudes and ages, civilizations flourished.

The forced silence of the Mothers during the last millennia interrupted the process of Creation and brought us through a deep planetary imbalance to a present more and more dis-human and unsustainable for most of the peoples and of the species of the world, reasonably without a future. But Mothers are emanations of the Creatrix and She, as Nature, contains all the possibilities in an uninterrupted cycle of Regeneration. So that we can still hope and most of all Imagine.

In her last book, Heide magisterially affords the big question: how it happened that such a refined architecture fell and warlike, aggressive, dominant forms of aggregation prevailed, destroying in a handful of millennia the patient construction of civilization, the only real civilizations known by humankind. And describes very convincingly how it could happen and how different forms of patriarchy rose in Europe and West Asia.

In so doing, she deconstructs the propaganda aimed theory of “eternal patriarchy/eternal war” embraced by most of the male scholars, especially in the academia. She is well conscious that freeing our minds from induced automatic presuppositions reopens wide room to imagination and action and offers (in other works of her) many suggestions and a methodology, a real starting point for discussions and projects.

Nor it is secondary that we live now in a new phase of climatic change – and she illustrates how deeply these recurrent events influenced the dramatic transformations of the past. Now that we are less ignorant, we have gained in awareness and our roots touch again the Earth. From the Wisdom of the Mothers we have received one precious information: that from catastrophic periods new beginnings arise, from the Descent new Life is born.

Her political legacy shows us the direction to our energies and desires and the Wisdom of still alive Indigenous Matriarchal cultures represents for us a treasured nourishment toward a new beginning.

Thanks, Heide!

Luciana Percovich

Sardinia, September 2021