Il nüshu: l’unico sistema di scrittura al mondo creato dalle donne per le donne – Stefania Renda

A Venezia dal 23 giugno al 16 agosto 2020, nello spazio espositivo della Domus Civica, lungo Calle de le Sechere 3082[1], è possibile imbattersi in un’esposizione temporanea intitolata “Nüshu la scrittura che liberò le donne” curata da Giulia Falcini, una giovane e appassionata studiosa di questo fenomeno culturale, autrice del libro Il nüshu: la scrittura che diede voce alle donne recentemente pubblicato dalla casa editrice CSA.

Quando al calar della sera le tre vetrate espositive vengono illuminate, chi si ritrova a passar per questa calle non può fare a meno di volgere lo sguardo a questi caratteri eleganti, appartenenti ad un sistema di scrittura sconosciuto e misterioso, almeno fino a qualche decennio fa. Nello spazio espositivo a Venezia, una finestra su un mondo distante dal nostro solo all’apparenza, è possibile infatti ammirare alcuni preziosi manufatti originali realizzati da Hu Yuanyu, una tra le ultime eredi del nüshu, e altre fedeli riproduzioni realizzate da Giulia Falcini che ha studiato proprio con quest’ultima. Un dialogo tra tradizione e modernità, dato dalla commistione di materiali differenti che si fondono in un connubio armonioso.

Chi non ne ha mai sentito parlare a questo punto si starà chiedendo: ma cos’è il nüshu? Facciamo un po’ di chiarezza a riguardo.

Nell’antica Cina meridionale in alcuni villaggi della contea di Jiangyong (Hunan), c’è stato un tempo non molto lontano in cui alcune donne appartenenti principalmente all’etnia Yao[2] si riunivano tra loro per ricamare, scrivere componimenti ed intonare canti in una lingua che avevano ideato e tramandato per generazioni. Si tratta del cosiddetto “nüshu” (女书), l’unica scrittura di genere inventata dalle donne per le donne, che è fiorita tra i rovi di un contesto socio-culturale dove il genere femminile veniva oppresso (si pensi ad esempio alla barbara pratica della fasciatura dei piedi) e confinato tra le mura domestiche, in quanto l’accesso all’istruzione era riservato solo agli uomini e lo scopo ultimo dell’esistenza di una donna era quello di diventare moglie e madre, possibilmente di un figlio maschio. In una società permeata dai valori confuciani che imponeva loro silenzio e obbedienza, le donne della contea di Jiangyong hanno dato voce ai loro pensieri e alle loro sofferenze attraverso il nüshu, e trovato conforto e balsamo per le loro ferite nella compagnia di altre “sorelle”[3].  Sebbene questa venga spesso definita come una “lingua segreta”, essa veniva praticata alla luce del sole, tuttavia gli uomini non vi prestavano particolare attenzione. Forse, più che segreta, questa lingua potrebbe essere dunque definita “intima”, dato che consentiva a queste donne di dar voce alla parte più profonda del proprio animo.

Quadro Nushu
Scrittura Nushu

Le origini del nüshu, che nel 1995 è stato classificato nel patrimonio mondiale dell’umanità tra le lingue a rischio di estinzione, non sono del tutto certe, e varie sono state le ipotesi avanzate da studiosi e studiose cinesi a riguardo. Xie Zhimin sostiene che il nüshu risalga a mille anni prima dell’unificazione del sistema di scrittura cinese, che è avvenuta nel 221 p.e.c[4]; Gong Zhebing ha ipotizzato che esso risalga all’epoca Qing (1644-1911 e.c), mentre secondo Zhao Liming esso risale alla dinastia Ming (1368-1644e.c). (Falcini 2020: 41). La difficoltà nel datare questo sistema di scrittura deriva anche dalla carenza di antichi reperti, poiché vi era l’usanza che i manufatti venissero sepolti insieme alla sua legittima proprietaria in modo da accompagnarla nella vita dopo la morte.

Il nüshu è composto da un corpus di circa quattrocento caratteri, dai tratti eleganti e raffinati che sembrano quasi muovere dei passi di danza sulla carta o sulla stoffa dove sono raffigurati. I componimenti vengono tutt’ora scritti in verticale, si leggono da destra verso sinistra e la pronuncia è da un punto di vista fonetico simile a quella del dialetto locale. Al giorno d’oggi sono poche le eredi in grado di tramandare questa preziosa lingua, alcune delle quali lavorano nel museo di Pumei nella contea di Jiangyong, per il quale producono dei manufatti da esporre o vendere, e accompagnano i turisti in qualità di guide.

Negli ultimi anni, data la fama di questo fenomeno, non è mancato/a chi ha cercato di trarre vantaggio economico vendendo manufatti contraffatti, chi si è spacciata per erede del nüshu pur non essendolo, o ancora, qualche artista locale che ha snaturato i caratteri per adattarli alle sue opere e, per finire, è stato aperto un locale della nota catena KFC intitolato proprio al nüshu (Falcini 2020: 41).

Ci si chiede a questo punto se, nella società cinese moderna, molto competitiva e sempre più influenzata da un’economia di mercato di matrice capitalista, lo spirito di solidarietà e sostegno tra le donne, messi in atto per secoli attraverso la pratica del nüshu, sia ancora in grado di sopravvivere tra le sue eredi.

Bibliografia e sitografia

Falcini, Giulia, 2020, Il nüshu la scrittura che diede voce alle donne, Castellana Grotte (Ba), CSA Editrice.

Goettner-Abendroth, Heide, Matriarcato, https://www.hagia.de/it/matriarcato/ (consultato il 17/07/2020).

Rosati Freeman, Francesca, Gli Yao minoranza etnica dello Hunan in Cina, http://www.francescarosatifreeman.com/ita/ricer.html#nushu (consultato il 17/07/2020).

D3082 Woman Art Venice, NÜSHU la nuova mostra dedicata alla scrittura (consultato il 17/07/2020).

Note   [ + ]