Cogliere la pandemia per il balzo verso il Nuovo Paradigma – Maya Vassallo

foto di Alessandro Fucilla - Roma Goddess Conference 2019

In questi ultimi tempi si sta parlando ancor di più dell’urgenza di un cambio di paradigma.
Tutto quanto avvenuto in questo periodo di pandemia con relativa quarantena, sia le cose terribili che le cose bellissime, ci stanno facendo riflettere molto sulla necessità di apportare un cambiamento e sulla non sostenibilità dei modelli di esistenza tutt’oggi vigenti.
Ma che cosa intendiamo quando parliamo di cambio di paradigma?

Attualmente viviamo in una società consumistica e capitalista improntata sulla crescita lineare esponenziale e a qualsiasi costo.
Qual è questo costo e su chi ricade?

Dal momento in cui il patriarcato ha avuto il sopravvento -circa 5000 anni fa, stando all’ipotesi kurgan elaborata dall’archeomitologa Marjia Gimbutas [1]abbiamo assistito ad una spaccatura del Cerchio, che rappresenta il grembo della Dea, il suo stesso corpo, abbiamo assistito al suo smembramento e questo cerchio è stato schiacciato e reso una linea.

Da allora in poi il cerchio, che era inclusione, è diventata la linea di demarcazione tra polarità che un tempo danzavano armoniosamente e tutto ciò che è stato posto al di sotto di questa linea di demarcazione è stato svilito, ignorato, nascosto, soppresso violentemente, ridicolizzato, segmentato mentre tutto ciò che è stato messo al di sopra di questa linea è stato osannato, glorificato e reso onnipotente.
E quali sono le cose, le categorie, i concetti, le persone, le creature che sono state messe sotto e svilite e quelle che sono state messe sopra e glorificate?
Nascoste e schiacciate sotto questa linea troviamo la Dea, la donna, la Natura, la Mater-ia, il corpo, le emozioni, la creatività, l’intuito, l’oscurità, le mestruazioni, la maternità, le creature diverse dall’essere umano e, soprattutto, dall’uomo.

Tutto ciò che è stato messo al di sopra della linea riguarda Dio, l’uomo, lo Spirito, l’intelletto, la luce, la razionalità.
Questa linea, quindi, è diventata anche la base sulla quale si è poi costruita la piramide sociale che si regge soprattutto sulle donne, soprattutto sulle madri, soprattutto quelle immigrate dai paesi in via di sviluppo.

La semiologa, attivista e femminista Genevieve Vaughan nella sua teorizzazione dell’Economia del Dono, illustra come l’intera economia mondiale si regga sulla predazione dell’Economia del Dono Materno.

Secondo Geneviève, nostra studiosa di riferimento presso il Tempio della Grande Dea e nella Spiritualità della Dea in generale, il dono delle donne viene saccheggiato sin dagli albori del patriarcato e, proprio come l’uomo fa con la Terra, appropriandosi indebitamente delle sue risorse e mercificandole senza limiti e senza scrupoli, allo stesso modo fa con il lavoro sommerso, taciuto, non riconosciuto e non pagato delle donne e delle madri, sulle quali si reggono i Pil di intere nazioni.

Il risultato è un circolo vizioso la cui causa e il cui effetto è la società patriarcale, maschilista, fallocentrica, genocida, ginocida[2] matricida, infanticida ed ecocida[3] nella quale viviamo, un crescendo necrotico che nega la sacralità dell’esistenza e la rende sempre più insostenibile a queste condizioni.

Già da tempo un numero crescente di persone ha riconosciuto l’evidenza del fatto che non è più possibile seguitare a vivere secondo schemi capitalistici e questo è diventato lapalissiano in questi giorni di quarantena.
Dunque, alla luce di questo, che cosa possiamo fare noi oggi per agire e manifestare questo cambiamento tanto necessario?

Per iniziare potremmo partire proprio da dove tutto è stato interrotto, dal Cerchio, dalla Cerchia, ri-apprendendo l’arte dello stare insieme e tessere relazioni sane.
“Relazione” è una parola chiave.[4]

RELAZIONE CON LE RADICI E LE MEMORIE
Per far questo occorre proseguire in un lavoro certosino di ricucitura degli strappi, di recupero di memorie antiche che, sebbene nascoste, sradicate, soppresse anche violentemente, come ci dimostra la storica, autrice e femminista Max Dashu nei suoi “Suppressed Archives History”[5] e nei suoi libri, possiamo comunque recuperare in qualche modo, scavando nella terra e nella storia, strato dopo strato, andando a riscoprire la Dea e la sua antica civiltà, quei tempi gloriosi in cui non esistevano guerre, nei quali si viveva armoniosamente con Madre Natura e tra tutti gli esseri, possiamo cercare tra i reperti, richiedere che nei libri di scuola si narri la vera storia, dal momento che una differente narrazione del passato sta riemergendo e non si può più far finta di nulla.
Possiamo scavare in noi stesse e noi stessi, nelle storie, nella mitologia, andare a scavare nel nostro stesso corpo, nel nostro DNA, nelle memorie cellulari, recuperando la nostra capacità di vivere diversamente rispetto al modo folle in cui lo stiamo facendo oggigiorno.

RELAZIONE CON OGNI PARTE DI NOI
Oggi abbiamo il grande privilegio di poter rimettere insieme i pezzi, letteralmente, in questo modo Ri-Membrando[6] il Cerchio, rimembrando parallelamente parti di noi ed il nostro passato, quello che per alcuni è la preistoria, ma che per noi è la vera storia, l’inizio della vera civiltà. Questo sarà allora anche un modo per riappropriarci della nostra completezza e complessità, in barba alla patriarcale necessità di semplificarci, omologarci, rimpicciolirci, etichettarci, nominarci e soggiogarci.

RELAZIONE CON LE ALTRE PERSONE
Abbiamo la facoltà di curvare quella linea e ricondurla ad essere un cerchio, ad includere piuttosto che escludere, a ritrovare la circolarità piuttosto che la piramidalità, a ritrovare la cooperazione sostituendola alla competizione, a ritrovare la capacità di stare insieme a con-tatto, a ritrovare la capacità di stare in relazione con noi stesse e noi stessi in tutte le nostre parti ed emozioni e poi in relazione con l’altra/o.

Abbiamo tutte le risorse per uscire dalla logica patriarcale del divide et impera riunendo, dalla logica del mors tua vita mea cooperando, uscire dalla logica del più forte, dalla logica del bullismo e dalla logica della punizione per passare alla cura e all’e-ducazione[7] intesa non come un imporre ma come un proporre, invitando gentilmente alla manifestazione le qualità migliori dell’essere umano[8]
Esistono delle società contemporanee, che sono oggetto di studio da parte nostra, nelle quali non c’è traccia di pedofilia, prostituzione, femminicidi né violenza sulle donne. Un esempio su tutti è la. comunità matriarcale Mosuo, che oggi conosciamo grazie il pregevolissimo lavoro della ricercatrice e femminista Francesca Rosati Freeman.
Si tratta di rivedere completamente l’educazione come oggi intesa.

Mi ha molto colpita una storiella che ho letto qualche tempo fa. Non ne ho rintracciato alcuna fonte ufficiale, ma è così bella che dà da riflettere. Questa storia racconta di una tribù africana nella quale, quando qualcuno/a fa qualcosa di sbagliato, viene messo/a al centro del paese e, invece di ricevere punizioni o gogne o mortificazioni, per due giorni riceve parole d’amore da parte di ogni abitante della tribù, con lo scopo di ricordare alla persona tutte le buone azioni che ha compiuto e riconnettendola con la sua vera natura, dalla quale si era momentaneamente separata.
Questo rituale parte dal presupposto che ogni persona abbia bisogno di sentirsi al sicuro e amata e che necessiti di cura, pace e felicità, ma che a volte capita di perdere il proprio centro e, quando questo accade, viene interpretato come una richiesta di aiuto alla quale l’intera comunità risponde amorevolmente e con cura, in un senso di co-responsabilità.
Un modus educandi totalmente estraneo all’educazione punitiva cui siamo abituate e abituati sin da bambine e bambini e che ci portiamo dietro e dentro, amplificandola a livello sociale con i tribunali, le leggi, la necessità di punire, privare della libertà e, in alcuni Stati, condannare a morte e torturare.
Forse possiamo impiegare questo tempo anche per riflettere su cosa intendesse Fëdor Dostoevsky quando affermava che “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”.

Come si può educare con il terrore e con il dolore? Cosa cambierebbe se invece lo facessimo con la cura e con l’amore?

RELAZIONE, COMUNICAZIONE, NARR-AZIONI E LINGUAGGIO
Anche questo è uno dei valori fondanti della Comunità del Tempio della Grande Dea: l’educazione alla cura e alla comunicazione empatica e non violenta[9]
Credo fermamente che per una nuova educazione occcorra anche un nuovo linguaggio e delle nuove narrazioni.

Sheela Na Gig risalente al XII secolo. Chiesa di Kilpeck, Herefordshire, Inghilterra

Dall’avvento del patriarcato in poi c’è stato un sovvertimento totale delle narrazioni ed i miti di creazione e di rigenerazione della Dea sono stati sostituiti con le mitologie degli dei padri attraverso quella che Luciana Percovich definisce con il sintagma junghiano di “inversione del fatto biologico”:[10] da figlie e figli della Dea nate/i dal suo grembo e dalla sua Yoni spalancata uomini, donne e persino potenti Dee, nelle storie patriarcali nasciamo dalla testa di Dio o dai suoi testicoli o dalla costola di un uomo, sancendo in questo modo, a livello narrativo e valoriale, la sottomissione delle donne che prosegue tutt’oggi.
La filosofa e teologa femminista Mary Daly ha scritto sovente della necessità del rinnovamento del linguaggio che restituisca potere e dignità alle donne, non disdegnando anche la creazione di nuove parole[11] laddove oggi le lingue di gran parte del mondo sono fortemente androcentriche.

Rispondiamo scavando nei vecchi miti o riscriviamone di nuovi! Dopotutto la credenza che i miti ci vengano rivelati dall’alto come delle verità assolute ha già causato abbastanza danni: i miti siamo noi esseri umani a scriverli secondo necessità.
E creiamo un nuovo linguaggio che sia foriero di un cambiamento valoriate, culturale, di azioni e abitudini individuali e collettive.
Questo multi-sfaccettato cambiamento non spetta solo a noi donne e, con nostra somma gioia, qualche uomo sta iniziando a comprenderlo e a lavorare attivamente per contribuirvi, per cui, auspicabilmente, saremo sempre più persone ad impegnarci in questa direzione.
Tuttavia non possiamo ignorare che ancora oggi siamo noi donne ad essere stuprate, come lo è la Terra, poiché la logica patriarcale si basa proprio sullo stupro come arma politica economica e militare.[12]
Occorre quindi uscire da questa lunga illusione nella quale ci tengono avvinghiate i Padri, Risvegliarci, e farlo presto, connettendoci tra noi e con le nostre Antenate per Magnetizzarci e fare compiere insieme il balzo verso il Futuro Arcaico Im-Magi-Nato da Mary Daly[13]

RELAZIONE CON LA TERRA E LA CREAZIONE
È confortante constatare come molte persone, sempre di più, stiano rendendosi conto dell’insostenibilità di tutto questo e un anelito fortissimo stia facendosi spazio nei cuori: quello alla creazione di modelli di esistenza sani ed equilibrati, in armonia con Madre Terra, nella quale torniamo a vedere la Dea e l’Essere intelligente che è.
Articoli, documentari, film e cartoni animati di oggi propongono, con crescente successo ed entusiastiche risposte, delle nuove narrazioni senza più dicotomie “buono-cattivo”, ma com-prensive della danza armoniosa tra polarità, senza più eroi che salvano la principessa, ma con fanciulle forti e selvagge come protagoniste, senza più uccisioni di Draghi, ma con una vita vissuta in armonia con tutte le creature. Persino un colosso come la Disney si è spinto tanto in là da dedicare un intero film animato alla Dea e ad una fanciulla selvaggia.
Non di rado le imprecisioni di taluni prodotti ci hanno fatto rizzare i capelli e molte d noi hanno scritto tempestivamente alle redazioni per fare delle precisazioni che ci stanno a cuore, mai abbassare la guardia. Trovo comunque bellissimo che la Dea stia “andando di moda”, d’altronde le sue vie sono infinite: ha trovato finanche il modo di riemergere dalle rovine della nostra memoria e della Terra stessa!

RELAZIONE CON LE EMOZIONI

Venus Verticordia, D.G.Rossetti, 1864-68

È il segnale che è proprio arrivato il momento, non solo per noi donne, ma per tutte le persone che sentono dentro questo Fuoco, di esprimere e ruggire la Giusta Rabbia, fare appello alla parte selvaggia, ribelle, la parte divertita e sfacciata, oscena e oltraggiosa.
È tempo di passare da una società necrocentrica ad una società biofila, che ama e onora la vita, ad un Mondo Afroditico che si basi sulla cura, sull’amore, sull’arte e sulla bellezza della quale parla la psicologa e femminista Ginette Paris, non quella apollinea o gioviale (nel senso etimologico del termine) che fa sfoggio di mani chiassosamente ingioiellate o di pellicce o di lingotti d’oro non goduto e custodito in cassaforti protette da fucili, ma la bellezza Afroditica della poesia di un fiore tra i capelli spettinati dalla brezza marina[14].
Come Afrodite sussurra, diffondiamo quella bellezza che Com-Muove, eleva gli animi, genera indugio presso di essa, rapisce, trasforma, guarisce e cambia il mondo[15].
La glorificazione della sofferenza è stata la nostra religione[16] a lungo, adesso i tempi sono maturi liberarci e ri-cominciare da dove eravamo circa 5000 anni fa, aiutandoci nella ricucitura attraverso gli scritti della sociologa Riane Eisler, glorificando il Piacere[17].
Possiamo smettere di guerreggiare e iniziare a cooperare, Possiamo smettere di separare e iniziare ad unire, Possiamo disarmare e ritornare a seminare, coltivare e raccogliere.
È ora di esplodere e, come i Vulcani che partoriscono nuova terra, possiamo partorire un Nuovo/Antico Paradigma.

di Maya Vassallo


Maya Vassallo è fondatrice del Tempio della Grande Dea, associazione/comunità che ha creato con l’intento di agir-cultura, e-ducando a un nuovo paradigma sociale e alla creazione di nuovi e più equilibrati modelli di esistenza ispirati ai valori matricentrici di cura, nutrimento, comunicazione ed interazione pacifica, partnership tra donne e uomini, rispetto degli equilibri del pianeta e di tutte le creature che lo abitano, centralità delle madri, dei bambini e delle bambine all’interno della società.

Note[+]