L’altra metà di Dio di Ginevra Bompiani

Un racconto di storie e ombre

Di Roberta Fenci

Nella vetrina di una piccola libreria del mio quartiere una mattina era esposto un libro sulla cui copertina arancione primeggiava l’immagine di una splendida “Dama dell’Oxus” e un titolo: L’altra metà di Dio.

La suggestione immediata è stata sufficiente per decidere di acquistarlo e la frase che ho letto in quarta di copertina, quando l’ho preso in mano, mi ha ulteriormente motivato.

“È possibile che un altro mondo sia già stato, che lo abbiamo dimenticato, che abbiamo letto male le nostre storie, che qualcuna di esse ce la possiamo raccontare di nuovo.”

Mi è risuonata familiare e senza neanche sfogliarlo ho comprato il libro. Non me ne sono pentita!

L’altra metà di Dio di Ginevra Bompiani, edito da Feltrinelli, è un libro che si legge tutto d’un fiato, così come si leggono le storie di cui vogliamo impazienti conoscere il finale.

È questo che fa l’autrice in questo bel saggio; ci coinvolge in un approfondito racconto che parte dalle narrazioni dei testi di due grandi tradizioni (patriarcali) alla base della civiltà occidentale: quella ebraico-cristiana e quella greca, mettendo in risalto tre concetti di fondo: distruzione, punizione e mistificazione.

L’autrice le definisce tre grandi ombre che hanno condizionato pesantemente la nostra storia, la nostra concezione del mondo e del divino. Sono le ombre sotto cui è stata elaborata la storia del rimosso.

Ecco, di questo ci parla L’altra metà di Dio. Attraverso un colto e raffinato racconto di storie, l’autrice ripercorre le tappe che hanno oscurato e rimosso tutta un’altra storia.

Ginevra Bompiani rilegge accuratamente e nella lingua originale le storie della Genesi e dei grandi miti greci per elaborare la sua versione del perché il mondo modellato dal patriarcato abbia avuto ed ha tutt’ora così paura delle donne.

Semplicemente perché le donne portano in sé l’immagine di una Dea e la testimonianza di un mondo possibile (possibile, perché c’è già stato) e diverso.

L’accusa schietta e diretta di Ginevra Bompiani nei confronti delle religioni monoteistiche di stampo patriarcale e della scrittura, per molto tempo appannaggio solo di uomini, è di aver rimosso il femminile e di averlo spogliato della sua “divinità” (neanche la vergine Maria madre di Dio ha l’attributo divino, per evitare che in lei “come in un pericoloso calco si cali la Dea”)

Tutto il libro, nel suo scorrere, ci introduce alla possibilità che la civiltà in cui viviamo e che è relativamente giovane sia stata preceduta per epoche decisamente più lunghe, da civiltà pacifiche, illuminate e governate dalle donne.

Ginevra ci dimostra con il supporto di storie raccontate da altre donne e uomini che hanno percorso gli stessi sentieri, come il maschile coincida con il patriarcato da poco più di 3-4 mila anni e come tutta una stagione molto più lunga abbia sperimentato un mondo totalmente diverso. Un mondo in cui maschile e femminile erano parte di un tutto e dove sia gli uomini che le donne veneravano una potente divinità femminile in simbiosi con la terra, la natura nel flusso dei cicli naturali.

Le testimonianze di questo mondo, ce le restituiscono l’archeologia e le storie appunto; storie il cui riflesso è ancora nel nostro immaginario.

L’autrice ci parla di civiltà che dal Paleolitico e per gran parte del Neolitico, non hanno lasciato alcuna testimonianza di fortificazioni, guerre o domino maschile. Mentre sono evidenti le tracce che mostrano come le donne occupassero una posizione di rilievo nella vita sociale e nell’ambito del culto religioso. Come portatrici del “miracolo” della creazione, testimoni e officianti del culto della Dea, le donne incarnavano l’assoluto senso del divino.

Reperti ed espressioni artistiche di una “commovente bellezza”, testimoniano la religione della Dea; ci restituiscono un’immagine potente del divino femminile e ci raccontano tutta un’altra storia:

“…perché poi di questo si tratta, di storie e di come raccontarle.”

La Dea, La Signora, la Dama o come la si desidera chiamare è per l’autrice il luogo di confine fra immaginario e vivente: è il soprannaturale, “…il più struggente anello di congiunzione fra il corpo e l’idea, fra l’esistenza e l’esistente”.

Ginevra Bompiani, compiendo questo magnifico viaggio fra le storie, ci offre la consapevolezza di una conoscenza inscritta nella carne di noi donne e con questo la coscienza della nostra potenza. Ci offre l’opportunità di capire come cambiare il nostro modo di essere; come riuscire a rovesciare il mondo di cui il patriarcato è garante.

Ho avuto il grande piacere di ascoltare personalmente Ginevra Bompiani raccontare queste storie durante una delle sue presentazioni del libro: non ho resistito all’impulso di ringraziarla per averlo scritto.