Altare Rupestre di Santo Stefano

    La scheda è stata curata da Francesca Re

    L’altare rupestre di Santo Stefano, sito nel territorio di Oschiri, si trova all’interno di un’area molto vasta caratterizzata da una necropoli ipogeica in cui sono presenti numerose Domus de Janas, circa 8, datate Neolitico recente, precisamente Cultura di Ozieri (3500-2700); sono inoltre presenti i resti di un nuraghe, ma la conformazione stessa delle rocce circostanti risulta molto particolare e l’intera zona è intrisa di forte sacralità. Oltre al periodo Neolitico, chiare ed evidenti risultano comunque stratificazioni, bizantine e medioevali.

    Ciò che rende il sito particolarmente interessante ed unico è la grande roccia lunga circa 10 metri in cui sono state scolpite numerose nicchie di forme triangolari, semicircolari e quadrangolari, la cui datazione è incerta. L’impatto visivo è emozionante e, se si considera il fatto che il suo significato simbolico e la sua reale funzione non hanno ancora trovato spiegazioni convincenti, tutto il complesso risulta avvolto da un particolare mistero.

    La roccia presenta uno zoccolo inferiore completamente privo di incisioni e una parte superiore con due file in cui si distribuiscono 21 nicchie (14 nella fila inferiore e 7 in quella superiore) oltre ad un gran numero di coppelle a delimitare e/o incoronare soltanto alcune forme. Da evidenziare un quadrato che risulta scavato in maniera meno profonda rispetto alle altre nicchie tanto da essere quasi privo di profondità, con una cornice perimetrale, sormontato da un triangolo con una croce greca.

    Il nome stesso di Altare risulta essere riduttivo per l’alto valore simbolico che il luogo racchiude, ma le meraviglie non sono celate soltanto in questa grande sporgenza granitica in cui si racconta che le sciamane di Sardegna (sas Sanadoras) andassero a partorire, il grande e misterioso disegno si dispiega anche attraverso altre rocce scolpite poco distanti.

    Nel lato meridionale dell’altare è evidente una “meridiana” in cui si trova una profonda nicchia circolare e circondata da 12 coppelle meno profonde, ma pressoché equidistanti, leggermente spostata verso nord e più distante dalle altre si trova una tredicesima coppella.

    Immediatamente dietro la meridiana si trova una roccia piana sulla quale è incisa profondamente una forma rettangolare, nel lato più corto a nord si trovano una serie di coppelle come a disegnare una “corona”. Questa è stata definita un’area sepolcrale in cui veniva posta la salma e lasciata fino alla totale scarnificazione, immediata l’associazione con il luogo limitrofo in cui la vita nasceva, facendo supporre che in questo luogo si onorasse e sacralizzasse il ciclo completo della vita stessa.

    Dietro l’estremità sinistra dell’altare si trova una roccia con incavi triangolari ed una sorta di bancone, adibito probabilmente alle offerte votive o per la pratica del rito dell’incubazione (pratica magico-religiosa che consisteva nel dormire in un luogo sacro per ricevere messaggi attraverso l’attività onirica).

    A un metro di distanza circa, dietro la parte destra di quest’ultima troviamo una roccia con incise 14 coppelle orizzontali, infine a circa 10 metri dall’altare rupestre si trova un’altra roccia con tre nicchie quadrangolari incise, leggermente sfasate fra loro, immediata è l’associazione con le false porte. Proprio riguardo questa roccia Robert Bauval (autore de “Il Mistero di Orione”) associò queste forme incise alle tre piramidi di Giza, Cheope, Chefren e Micerino, viste dall’alto, che hanno lo stesso identico orientamento della “cintura” della costellazione di Orione.

    Un grande complesso affascinante, dunque, in cui le ipotesi sono decisamente maggiori delle certezze ed a cui convergono persone di ogni religione e luogo per curiosare, percepire, ipotizzare.

    A conferma che questo fosse un luogo sacro particolarmente importante, oltre alle croci bizantine incise in tempi successivi nel grande “Altare”, vi è la chiesetta di Santo Stefano, costruita esattamente di fronte e datata 1492. La chiesa al suo interno custodisce un piccolo betilo nuragico che veniva usato come acquasantiera e, particolare interessante, nella facciata sono stati incastonati due volti in pietra attribuiti alla Dea Astarte, usata probabilmente come richiamo per i popoli pagani, ed indicativo di una fervente attività sacra precristiana.

    Non soltanto un luogo da visitare, ma un luogo con cui vibrare.

    NOME Altare Rupestre di Santo Stefano
    OGGETTO CULTI
    LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Oschiri (Sassari) -
    REPERTI ESPOSTI
    CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna

    DATAZIONE Non definita con certezza
    STATO DI CONSERVAZIONE

    Buono

    DIMENSIONI
    NOTE STORICHE
    CONDIZIONE GIURIDICA
    LINK ESTERNI
    BIBLIOGRAFIA