Di fili e Di-Segni – Roberta Fenci

Circa un anno fa ho incontrato per caso un testo dell’archeologa lituana Marija Gimbutas: “Il linguaggio della Dea”.

Ho scoperto il suo immenso lavoro che ha fatto riemergere le suggestioni di una mia ricerca personale interrotta anni fa, in un particolare momento della mia vita.

Di colpo l’urgenza sopita da anni è tornata impetuosa.

Le questioni che mi pongo da sempre sulla vita, la morte, l’inevitabilità del corpo e la sua dimensione di luogo sacro hanno improvvisamente trovato nuovi spazi di esplorazione, ricollegandosi al filo di un discorso interrotto.

Mi sono letteralmente immersa in un racconto oscurato; in un’epoca remota in cui le donne erano l’incarnazione di una Dea in simbiosi con la natura e i suoi cicli perpetui. Una Grande Madre cosmica, espressione degli attributi femminili della natura e dei suoi elementi sacrali; amministratrice di vita, morte e rigenerazione.

Ho cercato, visto e osservato le rappresentazioni della Dea nelle sue epifanie insieme a tutti i codici simbolici ancora ben presenti nel nostro immaginario. Opere di una bellezza senza pari; datate fino a 35.000 anni fa e in qualche modo ancora sepolte nel silenzio della preistoria. Eccezionali espressioni di una potenza che mi ha folgorato!

Le meravigliose “Signore” scolpite, dipinte, incise migliaia di anni prima che la civiltà di stampo patriarcale indicasse il suo inizio, mi hanno commosso e lasciata senza fiato.

La potenza che esprimono è incarnata nel mio corpo e nel corpo di tutte le donne, custodi di quella atavica dimensione del sacro che mi ha introdotta nella ricerca delle mie radici più profonde.

Ho ripreso il filo del mio discorso e di fronte a tanta bellezza ho avuto un solo impulso: DISEGNARE.

Non lo facevo più da anni. Ho iniziato istintivamente a tracciare segni su carta percorrendo le linee e le forme di quelle figure, in una sorta di estasi evocativa della loro straordinaria potenza espressiva. E non ho più smesso.

Roberta Fenci